Legge 183 del 18 Maggio 1989

Norme per il riassetto
organizzativo e funzionale della difesa del suolo.
Pubblicata nella Gazz. Uff. 25 maggio 1989, n. 120, S.O.

TITOLO I
Le attività, i soggetti, i servizi

Capo I - Le attività

1. Finalità della legge.
1. La presente legge ha per scopo di assicurare la difesa del suolo, il
risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio
idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, la tutela
degli aspetti ambientali ad essi connessi.
2. Per il conseguimento delle finalità perseguite dalla
presente legge, la pubblica amministrazione svolge ogni opportuna
azione di carattere conoscitivo, di programmazione e pianificazione
degli interventi, di loro esecuzione, in conformità alle
disposizioni che seguono.
3. Ai fini della presente legge si intende:
a) per suolo: il territorio, il suolo, il sottosuolo, gli abitati e le
opere infrastrutturali;
b) per acque: quelle meteoriche, fluviali, sotterranee e marine;
c) per corso d'acqua: i corsi d'acqua, i fiumi, i torrenti, i canali, i
laghi, le lagune, gli altri corpi idrici;
d) per bacino idrografico: il territorio dal quale le acque pluviali o
di fusione delle nevi e dei ghiacciai, defluendo in superficie, si
raccolgono in un determinato corso d'acqua direttamente o a mezzo di
affluenti, nonché il territorio che può essere
allagato dalle acque del medesimo corso d'acqua, ivi compresi i suoi
rami terminali con le foci in mare ed il litorale marittimo
prospiciente; qualora un territorio possa essere allagato dalle acque
di più corsi di acqua, esso si intende ricadente nel bacino
idrografico il cui bacino imbrifero montano ha la superficie maggiore;
e) per sub-bacino: una parte del bacino idrografico, quale definito
dalla competente autorità amministrativa.
4. Alla realizzazione delle attività previste al comma 1
concorrono, secondo le rispettive competenze: lo Stato, le regioni a
statuto speciale ed ordinario, le province autonome di Trento e di
Bolzano, le province, i comuni, le comunità montane, i
consorzi di bonifica ed irrigazione e quelli di bacino imbrifero
montano.
5. Le disposizioni della presente legge costituiscono norme
fondamentali di riforma economicosociale della Repubblica
nonché principi fondamentali ai sensi dell'articolo 117
della .

2. Attività conoscitiva.
1. Nell'attività conoscitiva, svolta per le
finalità della presente legge e riferita all'intero
territorio nazionale, si intendono comprese le azioni di: raccolta,
elaborazione, archiviazione e diffusione dei dati; accertamento,
sperimentazione, ricerca e studio degli elementi dell'ambiente fisico e
delle condizioni generali di rischio; formazione ed aggiornamento delle
carte tematiche del territorio; valutazione e studio degli effetti
conseguenti alla esecuzione dei piani, dei programmi e dei progetti di
opere previsti dalla presente legge; attuazione di ogni iniziativa a
carattere conoscitivo ritenuta necessaria per il conseguimento delle
finalità di cui all'articolo 1.
2. L'attività conoscitiva di cui al presente articolo
è svolta, sulla base delle deliberazioni di cui all'articolo
4, comma 1, secondo criteri, metodi e standards di raccolta,
elaborazione e consultazione, nonché modalità di
coordinamento e di collaborazione tra i soggetti pubblici comunque
operanti nel settore, che garantiscano la possibilità di
omogenea elaborazione ed analisi e la costituzione e gestione, ad opera
dei servizi tecnici nazionali, di un unico sistema informativo, cui
vanno raccordati i sistemi informativi regionali e quelli delle
province autonome (1/b).
3. È fatto obbligo alle Amministrazioni dello Stato, anche
ad ordinamento autonomo, nonché alle istituzioni ed agli
enti pubblici, anche economici, che comunque raccolgano dati nel
settore della difesa del suolo, di trasmetterli alla regione
territorialmente interessata ed ai competenti servizi tecnici
nazionali, di cui all'articolo 9, secondo le modalità
definite ai sensi del comma 2 del presente articolo.

3. Le attività di pianificazione, di programmazione e di
attuazione.
1. Le attività di programmazione, di pianificazione e di
attuazione degli interventi destinati a realizzare le
finalità indicate all'articolo 1 curano in particolare:
a) la sistemazione, la conservazione ed il recupero del suolo nei
bacini idrografici, con interventi idrogeologici, idraulici,
idraulico-forestali, idraulico-agrari, silvo-pastorali, di forestazione
e di bonifica, anche attraverso processi di recupero naturalistico,
botanico e faunistico;
b) la difesa, la sistemazione e la regolazione dei corsi d'acqua, dei
rami terminali dei fiumi e delle loro foci nel mare, nonché
delle zone umide;
c) la moderazione delle piene, anche mediante serbatoi di invaso,
vasche di laminazione, casse di espansione, scaricatori, scolmatori,
diversivi o altro, per la difesa dalle inondazioni e dagli allagamenti;
d) la disciplina delle attività estrattive, al fine di
prevenire il dissesto del territorio, inclusi erosione ed abbassamento
degli alvei e delle coste;
e) la difesa e il consolidamento dei versanti e delle aree instabili,
nonché la difesa degli abitati e delle infrastrutture contro
i movimenti franosi, le valanghe e altri fenomeni di dissesto;
f) il contenimento dei fenomeni di subsidenza dei suoli e di risalita
delle acque marine lungo i fiumi e nelle falde idriche, anche mediante
operazioni di ristabilimento delle preesistenti condizioni di
equilibrio e delle falde sotterranee;
g) la protezione delle coste e degli abitati dall'invasione e
dall'erosione delle acque marine ed il ripascimento degli arenili,
anche mediante opere di ricostituzione dei cordoni dunosi;
h) il risanamento delle acque superficiali e sotterranee allo scopo di
fermarne il degrado e, rendendole conformi alle normative comunitarie e
nazionali, assicurarne la razionale utilizzazione per le esigenze della
alimentazione, degli usi produttivi, del tempo libero, della
ricreazione e del turismo, mediante opere di depurazione degli
effluenti urbani, industriali ed agricoli, e la definizione di
provvedimenti per la trasformazione dei cicli produttivi industriali ed
il razionale impiego di concimi e pesticidi in agricoltura;
i) la razionale utilizzazione delle risorse idriche superficiali e
profonde, con una efficiente rete idraulica, irrigua ed idrica,
garantendo, comunque, che l'insieme delle derivazioni non pregiudichi
il minimo deflusso costante vitale negli alvei sottesi
nonché la polizia delle acque;
l) lo svolgimento funzionale dei servizi di polizia idraulica, di
navigazione interna, di piena e di pronto intervento idraulico,
nonché della gestione degli impianti;
m) la manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere e degli
impianti nel settore e la conservazione dei beni;
n) la regolamentazione dei territori interessati dagli interventi di
cui alle lettere precedenti ai fini della loro tutela ambientale, anche
mediante la determinazione di criteri per la salvaguardia e la
conservazione delle aree demaniali e la costituzione di parchi fluviali
e lacuali e di aree protette;
o) la gestione integrata in ambienti ottimali dei servizi pubblici nel
settore, sulla base di criteri di economicità e di
efficienza delle prestazioni;
p) il riordino del vincolo idrogeologico;
q) l'attività di prevenzione e di allerta svolta dagli enti
periferici operanti sul territorio.
2. Le attività di cui al presente articolo sono svolte,
sulla base delle deliberazioni di cui all'articolo 4, comma 1, secondo
criteri, metodi e standards, nonché modalità di
coordinamento e di collaborazione tra i soggetti pubblici comunque
competenti al fine, tra l'altro, di garantire omogeneità di:
a) condizioni di salvaguardia della vita umana e del territorio, ivi
compresi gli abitati ed i beni;
b) modalità di utilizzazione delle risorse e dei beni, e di
gestione dei servizi connessi.

Capo II - I soggetti centrali

4. Il presidente del Consiglio dei ministri ed il Comitato dei ministri
per i servizi tecnici nazionali e gli interventi nel settore della
difesa del suolo.
1. Il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro
dei lavori pubblici ovvero del Comitato dei ministri di cui al comma 2
nel caso di cui alla lettera d), e previa deliberazione del Consiglio
dei ministri, approva con proprio decreto:
a) le deliberazioni concernenti i metodi ed i criteri, anche tecnici,
per lo svolgimento delle attività di cui agli articoli 2 e
3, nonché per la verifica ed il controllo dei piani di
bacino, dei programmi di intervento e di quelli di gestione; b) gli
atti relativi alla delimitazione dei bacini di rilievo nazionale e
interregionale;
c) i piani di bacino di rilievo nazionale, sentito il Comitato
nazionale per la difesa del suolo di cui all'articolo 6 e previo parere
del Consiglio superiore dei lavori pubblici;
d) il programma nazionale di intervento, di cui all'articolo 25, comma
3;
e) gli atti volti a provvedere in via sostitutiva in caso di
persistente inattività dei soggetti ai quali sono demandate
le funzioni previste dalla presente legge, qualora si tratti di
attività da svolgersi entro termini essenziali, avuto
riguardo alle obbligazioni assunte o alla natura degli interventi;
f) ogni altro atto di indirizzo e coordinamento nel settore
disciplinato dalla presente legge.
2. È istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei
Ministri, il Comitato dei Ministri per i servizi tecnici nazionali e
gli interventi nel settore della difesa del suolo. Il Comitato
presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, su sua delega,
dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, è
composto dai Ministri dei lavori pubblici, dell'ambiente,
dell'agricoltura e delle foreste, per il coordinamento della protezione
civile, per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno, per gli affari
regionali ed i problemi istituzionali e per i beni culturali e
ambientali (1/c).
3. Il Comitato dei ministri ha funzioni di alta vigilanza sui servizi
tecnici nazionali ed adotta gli atti di indirizzo e di coordinamento
delle loro attività. Propone al Presidente del Consiglio dei
ministri lo schema di programma nazionale di intervento, di cui
all'articolo 25, comma 3, che coordina con quelli delle regioni e degli
altri enti pubblici a carattere nazionale, verificandone l'attuazione.
3-bis. Al fine di assicurare il necessario coordinamento tra le diverse
amministrazioni interessate, il Comitato dei ministri propone tra
l'altro gli indirizzi delle politiche settoriali direttamente o
indirettamente connesse con gli obiettivi e i contenuti della
pianificazione di bacino e ne verifica la coerenza nella fase di
approvazione dei relativi atti (1/d).
4. Per lo svolgimento delle funzioni di segreteria tecnica, il Comitato
dei ministri si avvale delle strutture delle Amministrazioni statali
competenti.
4-bis. I princìpi degli atti di indirizzo e coordinamento di
cui al presente articolo sono preventivamente sottoposti alla
Conferenza permanente per i reparti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano (1/e).
5. Competenze del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio
(1/f).
1. Le attribuzioni statali previste dalla presente legge sono svolte
sotto la responsabilità del Ministro dell'ambiente, e della
tutela del territorio (1/g).
2. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio (1/h):
a) formula proposte, sentito il Comitato nazionale per la difesa del
suolo ai fini dell'adozione, ai sensi dell'articolo 4, degli indirizzi
e dei criteri per lo svolgimento del servizio di polizia idraulica, di
navigazione interna, di piena e di pronto intervento idraulico e per la
realizzazione, gestione e manutenzione delle opere e degli impianti e
la conservazione dei beni;
b) provvede al soddisfacimento delle esigenze organizzative necessarie
al funzionamento del Comitato nazionale per la difesa del suolo, le cui
spese di carattere obbligatorio sono poste a carico dello stato di
previsione della spesa del Ministero;
c) predispone la relazione sull'uso del suolo e sulle condizioni
dell'assetto idrogeologico, da allegare alla relazione sullo stato
dell'ambiente di cui all'articolo 1, comma 6, della legge 8 luglio
1986, n. 349, nonché la relazione sullo stato di attuazione
dei programmi triennali di intervento, di cui all'articolo 25, da
allegare alla relazione previsionale e programmatica, ai sensi
dell'articolo 29 della presente legge. La relazione sull'uso del suolo
e sulle condizioni dell'assetto idrogeologico e la relazione sullo
stato dell'ambiente sono redatte avvalendosi dei servizi tecnici
nazionali;
d) [provvede, in tutti i bacini di rilievo nazionale e a mezzo del
Magistrato alle acque di Venezia, del Magistrato per il Po di Parma e
dei provveditorati regionali alle opere pubbliche, alla progettazione,
realizzazione e gestione delle opere idrauliche di competenza statale,
nonché alla organizzazione e al funzionamento dei servizi di
polizia idraulica e di pronto intervento di propria competenza] (1/i);
e) opera, ai sensi dell'articolo 2, commi 5 e 6, della legge 8 luglio
1986, n. 349, per assicurare il coordinamento, ad ogni livello di
pianificazione, delle funzioni di difesa del suolo con gli interventi
per la tutela e l'utilizzazione delle acque e per la tutela
dell'ambiente (1/l).
3. Il Ministro dell'ambiente provvede, nei bacini di rilievo nazionale
ed interregionale, all'esercizio delle funzioni amministrative di
competenza statale in materia di tutela dall'inquinamento e di
smaltimento dei rifiuti, anche per gli aspetti di rilevanza ambientale
di cui, in particolare, all'articolo 3, comma 1, lettere a) ed h).

5. Competenze del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio
(1/f).
1. Le attribuzioni statali previste dalla presente legge sono svolte
sotto la responsabilità del Ministro dell'ambiente, e della
tutela del territorio (1/g).
2. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio (1/h):
a) formula proposte, sentito il Comitato nazionale per la difesa del
suolo ai fini dell'adozione, ai sensi dell'articolo 4, degli indirizzi
e dei criteri per lo svolgimento del servizio di polizia idraulica, di
navigazione interna, di piena e di pronto intervento idraulico e per la
realizzazione, gestione e manutenzione delle opere e degli impianti e
la conservazione dei beni;
b) provvede al soddisfacimento delle esigenze organizzative necessarie
al funzionamento del Comitato nazionale per la difesa del suolo, le cui
spese di carattere obbligatorio sono poste a carico dello stato di
previsione della spesa del Ministero;
c) predispone la relazione sull'uso del suolo e sulle condizioni
dell'assetto idrogeologico, da allegare alla relazione sullo stato
dell'ambiente di cui all'articolo 1, comma 6, della legge 8 luglio
1986, n. 349, nonché la relazione sullo stato di attuazione
dei programmi triennali di intervento, di cui all'articolo 25, da
allegare alla relazione previsionale e programmatica, ai sensi
dell'articolo 29 della presente legge. La relazione sull'uso del suolo
e sulle condizioni dell'assetto idrogeologico e la relazione sullo
stato dell'ambiente sono redatte avvalendosi dei servizi tecnici
nazionali;
d) [provvede, in tutti i bacini di rilievo nazionale e a mezzo del
Magistrato alle acque di Venezia, del Magistrato per il Po di Parma e
dei provveditorati regionali alle opere pubbliche, alla progettazione,
realizzazione e gestione delle opere idrauliche di competenza statale,
nonché alla organizzazione e al funzionamento dei servizi di
polizia idraulica e di pronto intervento di propria competenza] (1/i);
e) opera, ai sensi dell'articolo 2, commi 5 e 6, della legge 8 luglio
1986, n. 349, per assicurare il coordinamento, ad ogni livello di
pianificazione, delle funzioni di difesa del suolo con gli interventi
per la tutela e l'utilizzazione delle acque e per la tutela
dell'ambiente (1/l).
3. Il Ministro dell'ambiente provvede, nei bacini di rilievo nazionale
ed interregionale, all'esercizio delle funzioni amministrative di
competenza statale in materia di tutela dall'inquinamento e di
smaltimento dei rifiuti, anche per gli aspetti di rilevanza ambientale
di cui, in particolare, all'articolo 3, comma 1, lettere a) ed h).
6. Comitato nazionale per la difesa del suolo: istituzione e compiti.
1. È istituito presso il Ministero dei lavori pubblici il
Comitato nazionale per la difesa del suolo.
2. Detto Comitato, presieduto dal Ministro dei lavori pubblici,
è composto da esperti nel settore della difesa del suolo,
designati, su richiesta del Ministro dei lavori pubblici, in ragione di:
a) due rappresentanti di ciascuno dei Ministeri dei lavori pubblici,
dell'ambiente e dell'agricoltura e delle foreste;
b) un rappresentante di ciascuno dei seguenti Ministeri: per i beni
culturali e ambientali; del bilancio e della programmazione economica;
dei trasporti; della sanità; della marina mercantile;
dell'industria, del commercio e dell'artigianato; delle finanze; del
tesoro; dell'università e della ricerca scientifica e
tecnologica; nonché dei Ministri per il coordinamento della
protezione civile; per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno e
per gli affari regionali ed i problemi istituzionali (2);
c) un rappresentante di ciascuno dei seguenti enti: Consiglio nazionale
delle ricerche (CNR); Ente nazionale per l'energia elettrica (ENEL);
Ente nazionale per la ricerca e lo sviluppo dell'energia nucleare e
delle energie alternative (ENEA);
d) un rappresentante di ciascuna delle regioni e delle province
autonome di Trento e di Bolzano;
e) un rappresentante, per ciascuno, dell'Associazione nazionale comuni
italiani (ANCI), dell'Unione province italiane (UPI) e dell'Unione
nazionale comuni comunità enti montani (UNCEM);
f) uno designato dal Presidente del Consiglio dei ministri, per il
profilo dell'organizzazione amministrativa.
3. Del Comitato, altresì, fanno parte il presidente generale
ed il presidente della IV sezione del Consiglio superiore dei lavori
pubblici, nonché il direttore generale della difesa del
suolo del Ministero dei lavori pubblici, di cui all'articolo 7, ed il
direttore del servizio prevenzione degli inquinamenti e risanamento
ambientale del Ministero dell'ambiente.
4. Il Comitato è costituito su proposta del Ministro dei
lavori pubblici con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e
dura in carica cinque anni. Con le medesime modalità si
procede alla eventuale sostituzione di componenti.
5. Qualora entro il termine di novanta giorni dalla richiesta del
Ministro dei lavori pubblici, di cui al comma 2, siano pervenute le
designazioni di almeno la metà dei componenti, il Comitato
si intende comunque costituito ed è abilitato ad esercitare
le proprie funzioni con i membri designati. Alle necessarie
integrazioni provvede con successivi decreti il Presidente del
Consiglio dei ministri.
6. Con apposito regolamento, approvato con decreto del Ministro dei
lavori pubblici, il Comitato disciplina il proprio funzionamento,
prevedendo anche la costituzione di sottocommissioni. Per
l'espletamento delle proprie attribuzioni, si avvale della segreteria
di cui all'articolo 7 e dei servizi tecnici di cui all'articolo 9 (2/a).
7. Il Comitato formula pareri, proposte ed osservazioni, anche ai fini
dell'esercizio delle funzioni di indirizzo e coordinamento di cui
all'articolo 4, in ordine alle attività ed alle
finalità della presente legge, ed ogni qualvolta ne
è richiesto dal Ministro dei lavori pubblici. In particolare:
a) formula proposte per l'adozione degli indirizzi, dei metodi e dei
criteri di cui al predetto articolo 4;
b) formula proposte per il costante adeguamento scientifico ed
organizzativo dei servizi tecnici nazionali e del loro coordinamento
con i servizi, gli istituti, gli uffici e gli enti pubblici e privati
che svolgono attività di rilevazione, studio e ricerca in
materie riguardanti, direttamente o indirettamente, il settore della
difesa del suolo;
c) formula osservazioni sui piani di bacino, ai fini della loro
conformità agli indirizzi e ai criteri di cui all'articolo 4;
d) esprime pareri sulla ripartizione degli stanziamenti autorizzati da
ciascun programma triennale tra i soggetti preposti all'attuazione
delle opere e degli interventi individuati dai piani di bacino;
e) esprime pareri sui programmi di intervento di competenza statale per
i bacini di rilievo nazionale (2/b).
7. Direzione generale della difesa del suolo.
1. La direzione generale delle acque e degli impianti elettrici del
Ministero dei lavori pubblici assume la denominazione di direzione
generale della difesa del suolo ed espleta le funzioni di segreteria
del Comitato nazionale per la difesa del suolo, oltre a quelle
già di sua competenza e a quelle attribuite al Ministero dei
lavori pubblici dall'articolo 5.
2. Le funzioni di segreteria del Comitato nazionale per la difesa del
suolo sono esercitate, per le materie concernenti la difesa delle acque
dall'inquinamento, dal servizio prevenzione degli inquinamenti e
risanamento ambientale del Ministero dell'ambiente.
3. Con decreto del Ministro dei lavori pubblici si provvede, entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
alla organizzazione della direzione generale della difesa del suolo,
dotandola delle strutture tecniche, degli strumenti, degli istituti e
delle risorse necessari, tra l'altro, a garantire il più
efficace supporto dell'attività del Comitato nazionale per
la difesa del suolo.

8. Collaborazione interministeriale.
1. Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri membri del
Comitato di cui all'articolo 4 possono richiedere, per il tramite del
Ministro competente, alle Amministrazioni centrali e periferiche dello
Stato, che sono tenute a provvedere, l'espletamento delle
attività necessarie all'esercizio delle competenze loro
attribuite dalla presente legge.

9. I servizi tecnici nazionali.
1. [Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri sono istituiti i
servizi tecnici nazionali, in un sistema coordinato ed unitario sotto
l'alta vigilanza del Comitato dei ministri di cui all'articolo 4. Ai
servizi tecnici nazionali è assicurata autonomia
scientifica, tecnica, organizzativa ed operativa] (2/c).
2. [I servizi tecnici già esistenti presso i Ministeri dei
lavori pubblici e dell'ambiente sono costituiti nei seguenti servizi
tecnici nazionali: idrografico e mareografico; sismico; dighe;
geologico. Con la procedura ed i criteri di cui al comma 9 vengono
costituiti gli ulteriori servizi tecnici nazionali necessari allo scopo
di perseguire l'obiettivo della conoscenza del territorio e
dell'ambiente, nonché delle loro trasformazioni. A tal fine
sono prioritariamente riorganizzate le strutture della pubblica
amministrazione che già operano nel settore,
nonché quelle del Corpo forestale dello Stato e quelle
preposte all'intervento straordinario nel Mezzogiorno] (2/d).
3. [Dell'attività dei servizi tecnici nazionali si avvalgono
direttamente i Ministri dei lavori pubblici, dell'ambiente,
dell'agricoltura e delle foreste, della marina mercantile e per il
coordinamento della protezione civile, le autorità dei
bacini di rilievo nazionale, gli organismi preposti a quelli di rilievo
interregionale e regionale, il Comitato nazionale per la difesa del
suolo, il Consiglio superiore dei lavori pubblici, la Direzione
generale della difesa del suolo del Ministero dei lavori pubblici, il
servizio prevenzione degli inquinamenti e risanamento ambientale e il
servizio valutazione dell'impatto ambientale, informazione ai cittadini
e per la relazione sullo stato dell'ambiente del Ministero
dell'ambiente, nonché il Dipartimento per il Mezzogiorno]
(2/e).
4. I servizi tecnici nazionali hanno le seguenti funzioni:
a) svolgere l'attività conoscitiva, qual è
definita all'articolo 2;
b) realizzare il sistema informativo unico e la rete nazionale
integrati di rilevamento e sorveglianza, secondo quanto previsto al
comma 5;
c) fornire, a chiunque ne faccia richiesta, dati, pareri e consulenze,
secondo un tariffario fissato ogni biennio con decreto del Presidente
del Consiglio dei ministri, sentito il Comitato dei ministri di cui
all'articolo 4. Le tariffe sono stabilite in base al principio della
partecipazione al costo delle prestazioni da parte di chi ne usufruisca.
5. [I servizi tecnici nazionali organizzano, gestiscono e coordinano un
sistema informativo unico ed una rete nazionale integrati di
rilevamento e sorveglianza, definendo con le Amministrazioni statali,
le regioni e gli altri soggetti pubblici e privati interessati, le
integrazioni ed i coordinamenti necessari. All'organizzazione ed alla
gestione della rete sismica integrata concorre, sulla base di apposite
convenzioni, l'Istituto nazionale di geofisica. Con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri, entro il 31 dicembre 1991, le
iniziative adottate in attuazione e nell'ambito delle risorse assegnate
ai sensi dell'articolo 18, comma 1, lettera e), della legge 11 marzo
1988, n. 67 (2/f), relative al sistema informativo e di monitoraggio,
confluiscono nei servizi tecnici nazionali (3)] (2/d).
6. [Nell'ambito del Comitato dei ministri di cui all'articolo 4,
ciascuno dei Ministri che lo compongono propone, nel settore di sua
competenza, le misure di indirizzo e di coordinamento volte alla
completa realizzazione del sistema informativo e della rete integrati
di cui al comma 5, ed in particolare le priorità nel
rilevamento e nella predisposizione della base di dati] (2/d).
7. [Ai servizi tecnici nazionali è preposto un Consiglio dei
direttori, composto dal presidente del Consiglio superiore dei lavori
pubblici, che lo presiede, dai direttori dei singoli servizi tecnici
nazionali di cui al comma 1, nonché dai responsabili
dell'Istituto geografico militare, del Centro interregionale per la
cartografia, dell'Istituto idrografico della Marina, del Servizio
meteorologico dell'Aeronautica militare, del Corpo forestale dello
Stato e dell'Istituto nazionale di geofisica] (2/d).
8. [Il Consiglio dei direttori:
a) provvede, in conformità alle deliberazioni di cui
all'articolo 4, al coordinamento dell'attività svolta dai
singoli servizi tecnici nazionali, dai servizi tecnici dei soggetti
competenti ai sensi dell'articolo 1, comma 4, nonché dagli
altri organismi indicati al precedente comma 7;
b) esercita ogni altra funzione demandatagli con i regolamenti di cui
al comma 9] (2/d).
9. [Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge,
con appositi regolamenti, emanati con decreto del Presidente della
Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri,
sentite le competenti Commissioni parlamentari, si provvede alla
riorganizzazione ed al potenziamento dei servizi tecnici di cui al
comma 2, in particolare disciplinando:
a) l'ordinamento dei servizi tecnici nazionali ed i criteri generali di
organizzazione, anche sotto il profilo della articolazione
territoriale, di ogni singolo servizio;
b) i criteri generali per il coordinamento dell'attività dei
servizi tecnici nazionali, dei servizi tecnici dei soggetti competenti
ai sensi dell'articolo 1, comma 4, tenendo conto in modo particolare
dell'attività svolta dai servizi tecnici regionali;
c) i criteri per la formazione di ruoli tecnici omogenei per ciascun
servizio, con l'attribuzione di posizioni giuridiche basate sul
possesso del titolo professionale necessario allo svolgimento delle
attività di ogni singolo servizio e sul livello
professionale delle mansioni da svolgere;
d) i criteri generali per la attribuzione della dirigenza dei servizi e
dei singoli settori in cui gli stessi sono articolati nel rispetto del
principio della preposizione ai servizi ed ai singoli settori tecnici
di funzionari appartenenti ai relativi ruoli;
e) le modalità di organizzazione e di gestione del sistema
informativo unico e della rete nazionale integrati di rilevamento e
sorveglianza;
f) le modalità che consentono ai servizi tecnici nazionali
di avvalersi dell'attività di enti e organismi specializzati
operanti nei settori di rispettiva competenza nonché di
impiegare in compiti di istituto ricercatori e docenti universitari,
sulla base di convenzioni-tipo, adottate con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri, che definiscono l'applicazione delle
disposizioni in materia di comandi finalizzate all'interscambio
culturale e scientifico] (2/d).
10. [Ai servizi tecnici nazionali sono preposti dirigenti generali
tecnici] (2/d).
11. [I direttori dei servizi tecnici nazionali idrografico e
mareografico, sismico, dighe, geologico fanno parte di diritto del
Consiglio superiore dei lavori pubblici] (2/d).
12. [Con la procedura e le modalità di cui al comma 9 si
provvede, tenendo conto della riorganizzazione del sistema dei servizi
tecnici nazionali, a quella funzionale del servizio tecnico centrale
del Consiglio superiore dei lavori pubblici] (3/a).
13. [A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge e
fino alla definizione del nuovo ordinamento dei servizi tecnici
nazionali, nonché dei ruoli tecnici omogenei di cui al comma
9, lettera c), il personale di ruolo, in servizio alla data predetta
presso i servizi idrografico e mareografico, sismico, dighe, geologico,
è collocato, senza soluzione di continuità, in
appositi ruoli transitori presso le amministrazioni di appartenenza per
il successivo automatico trasferimento nei ruoli del nuovo ordinamento,
fatti salvi lo stato giuridico ed il trattamento economico comunque
posseduti. Alla identificazione del personale da ricomprendere nei
ruoli predetti si provvede con decreto del Ministro competente che
determina altresì le dotazioni organiche dei profili
professionali occorrenti in misura pari alle unità da
trasferire. I provvedimenti relativi allo stato giuridico ed al
trattamento economico del personale inquadrato nei ruoli transitori
sono adottati dal Presidente del Consiglio dei ministri, o da un
Ministro da lui delegato, di concerto con il Ministro presso il cui
dicastero è istituito ciascun ruolo transitorio (3/b)] (3/a).
Capo III - Le regioni, gli enti locali e le autorità di
bacino di rilievo nazionale
(giurisprudenza)
10. Le regioni.
1. Le regioni, ove occorra d'intesa tra loro, esercitano le funzioni ad
esse trasferite e delegate ai sensi della presente legge, ed in
particolare quelle di gestione delle risorse d'acqua e di terra e, tra
l'altro:
a) delimitano i bacini idrografici di propria competenza;
b) collaborano nel rilevamento e nell'elaborazione del progetto di
piano dei bacini di rilievo nazionale secondo le direttive dei relativi
comitati istituzionali, ed adottano gli atti di competenza;
c) formulano proposte per la formazione dei programmi e per la
redazione di studi e di progetti relativi ai bacini di rilievo
nazionale;
d) provvedono alla elaborazione, adozione, approvazione ed attuazione
dei piani dei bacini idrografici di rilievo regionale nonché
alla approvazione di quelli di rilievo interregionale;
e) dispongono la redazione e provvedono all'approvazione e
all'esecuzione dei progetti, degli interventi e delle opere da
realizzare nei bacini di rilievo regionale e di rilievo interregionale,
istituendo, ove occorra, gestioni comuni, ai sensi dell'articolo 8 del
decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616;
f) provvedono, nei bacini di rilievo regionale ed in quelli di rilievo
interregionale, per la parte di propria competenza, alla organizzazione
e al funzionamento del servizio di polizia idraulica, di piena e di
pronto intervento idraulico ed a quelli per la gestione e la
manutenzione delle opere e degli impianti e la conservazione dei beni;
g) provvedono alla organizzazione e al funzionamento della navigazione
interna;
h) attivano la costituzione di comitati per i bacini di rilievo
regionale e di rilievo interregionale e stabiliscono le
modalità di consultazione di enti, organismi, associazioni e
privati interessati, in ordine alla redazione dei piani di bacino;
i) predispongono annualmente la relazione sull'uso del suolo e sulle
condizioni dell'assetto idrogeologico del territorio di competenza e
sullo stato di attuazione del programma triennale in corso e la
trasmettono al Comitato nazionale per la difesa del suolo entro il mese
di dicembre;
l) assumono ogni altra iniziativa ritenuta necessaria in materia di
conservazione e difesa del territorio, del suolo e del sottosuolo e di
tutela ed uso delle acque nei bacini idrografici di competenza ed
esercitano ogni altra funzione prevista dalla presente legge.
2. Nei comitati tecnici di bacino di rilievo regionale ed in quelli di
rilievo interregionale deve essere assicurata la presenza a livello
tecnico di funzionari dello Stato, di cui almeno uno del Ministero dei
lavori pubblici, uno del Ministero dell'ambiente e uno del Ministero
dell'agricoltura e delle foreste. Negli stessi comitati tecnici dei
bacini ricadenti nelle aree del Mezzogiorno è
altresì assicurata la presenza di un rappresentante del
Ministero per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno (4).
3. Il Servizio nazionale dighe (4/a) provvede in via esclusiva, anche
nelle zone sismiche, alla identificazione, al controllo dei progetti di
massima, nonché al controllo dei progetti esecutivi delle
opere di sbarramento, delle dighe di ritenuta o traverse che superano
15 metri di altezza o che determinano un volume di invaso superiore a
1.000.000 di metri cubi. Restano di competenza del Ministero
dell'industria, del commercio e dell'artigianato tutte le opere di
sbarramento che determinano invasi adibiti esclusivamente a deposito o
decantazione o lavaggio di residui industriali (4/b).
4. Rientrano nella competenza delle regioni a statuto ordinario e a
statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano le
attribuzioni di cui al D.P.R. 1  novembre 1959, n. 1363 (4/c),
per gli sbarramenti che non superano i 15 metri di altezza e che
determinano un invaso non superiore a 1.000.000 di metri cubi. Per tali
sbarramenti, ove posti al servizio di grandi derivazioni di acqua di
competenza statale, restano ferme le attribuzioni del Ministero dei
lavori pubblici. Il servizio nazionale dighe fornisce alle regioni il
supporto tecnico richiesto (5).
5. Resta di competenza statale la normativa tecnica relativa alla
progettazione e costruzione delle dighe di sbarramento di qualsiasi
altezza e capacità di invaso.
6. Le funzioni relative al vincolo idrogeologico di cui al R.D.L. 30
dicembre 1923, n. 3267 (5/a), sono interamente esercitate dalle regioni
a partire dalla data di entrata in vigore della presente legge.
7. Sono delegate alle regioni, nel rispetto degli indirizzi generali e
dei criteri definiti dallo Stato, le funzioni amministrative statali
relative alla difesa delle coste, con esclusione delle zone comprese
nei bacini di rilievo nazionale, nonché delle aree di
preminente interesse nazionale per la sicurezza dello Stato e della
navigazione marittima.
8. Restano ferme tutte le altre funzioni amministrative già
trasferite o delegate alle regioni.
11. Enti locali ed altri soggetti.
1. I comuni, le province, i loro consorzi o associazioni, le
comunità montane, i consorzi di bonifica, i consorzi di
bacino imbrifero montano e gli altri enti pubblici e di diritto
pubblico con sede nel bacino idrografico partecipano all'esercizio di
funzioni regionali in materia di difesa del suolo nei modi e nelle
forme stabilite dalle regioni singolarmente o d'intesa tra loro,
nell'ambito delle competenze del sistema delle autonomie locali.
2. Gli enti di cui al comma 1 possono avvalersi, sulla base di apposite
convenzioni, dei servizi tecnici nazionali per la difesa del suolo e
sono tenuti a collaborare con essi.
12. Autorità di bacino di rilievo nazionale.
1. Nei bacini idrografici di rilievo nazionale è istituita
l'Autorità di bacino, che opera in conformità
agli obiettivi della presente legge considerando i bacini medesimi come
ecosistemi unitari.
2. Sono organi dell'Autorità di bacino:
a) il comitato istituzionale;
b) il comitato tecnico;
c) il segretario generale e la segreteria tecnico-operativa.
3. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 2, comma 1, quinto
periodo, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con
modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, il comitato
istituzionale è presieduto dal Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio, o da un sottosegretario da lui delegato,
ed è composto: dal predetto Ministro; dai Ministri delle
infrastrutture e dei trasporti, delle politiche agricole e forestali e
per i beni e le attività culturali, ovvero dai
sottosegretari delegati; dai presidenti delle giunte regionali delle
regioni il cui territorio è interessato dal bacino
idrografico, ovvero da assessori dagli stessi delegati; dal segretario
generale dell'autorità di bacino che partecipa con voto
consultivo (5/b).
4. Il comitato istituzionale:
a) adotta criteri e metodi per la elaborazione del piano di bacino in
conformità agli indirizzi ed ai criteri di cui all'articolo
4;
b) individua tempi e modalità per l'adozione del piano di
bacino, che potrà eventualmente articolarsi in piani
riferiti a sub-bacini;
c) determina quali componenti del piano costituiscono interesse
esclusivo delle singole regioni e quali costituiscono interessi comuni
a più regioni;
d) adotta i provvedimenti necessari per garantire comunque
l'elaborazione del piano di bacino;
e) adotta il piano di bacino;
f) assicura il coordinamento dei piani di risanamento e tutela delle
acque, esercitando, fin dalla costituzione ed in vista della revisione
della legislazione in materia, le funzioni delle conferenze
interregionali di cui alla legge 10 maggio 1976, n. 319;
g) controlla l'attuazione degli schemi previsionali e programmatici di
cui all'articolo 31, del piano di bacino e dei programmi triennali e,
in caso di grave ritardo nell'esecuzione di interventi non di
competenza statale rispetto ai tempi fissati nel programma, diffida
l'amministrazione inadempiente, fissando in dodici mesi il termine
massimo per l'inizio dei lavori. Decorso infruttuosamente tale termine,
all'adozione delle misure necessarie ad assicurare l'avvio dei lavori
provvede, in via sostitutiva, il presidente della giunta regionale
interessata che, a tal fine, può avvalersi degli organi
decentrati e periferici del Ministero dei lavori pubblici (5/c).
5. Il comitato tecnico è organo di consulenza del comitato
istituzionale e provvede alla elaborazione del piano di bacino
avvalendosi della segreteria tecnico-operativa. Esso è
presieduto dal segretario generale dell'autorità di bacino
ed è costituito da funzionari designati uno per ciascuna
delle amministrazioni presenti nel comitato istituzionale. Fa inoltre
parte del comitato tecnico il direttore dell'Agenzia per la protezione
dell'ambiente e per i servizi tecnici di cui all'articolo 38 del
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. Il comitato tecnico
può essere integrato, su designazione del comitato
istituzionale, da esperti di elevato livello scientifico e
può comprendere anche un rappresentante del Dipartimento
della protezione civile (6).
6. Alla nomina dei componenti del comitato tecnico provvede il Ministro
dei lavori pubblici, sulla base delle designazioni pervenutegli.
7. Il segretario generale:
a) provvede agli adempimenti necessari al funzionamento
dell'Autorità di bacino;
b) cura l'istruttoria degli atti di competenza del comitato
istituzionale, cui formula proposte;
c) cura i rapporti, ai fini del coordinamento delle rispettive
attività, con le Amministrazioni statali, regionali e degli
enti locali;
d) cura l'attuazione delle direttive del comitato istituzionale agendo
per conto del comitato medesimo nei limiti dei poteri delegatigli;
e) riferisce al comitato istituzionale sullo stato di attuazione del
piano di bacino per l'esercizio del potere di vigilanza ed in tale
materia esercita i poteri che gli vengono delegati dal comitato
medesimo;
f) cura la raccolta dei dati relativi agli interventi programmati ed
attuati, nonché alle risorse stanziate per le
finalità del piano di bacino da parte dello Stato, delle
regioni e degli enti locali e comunque agli interventi da attuare
nell'ambito del bacino, qualora abbiano attinenza con le
finalità del piano medesimo;
g) è preposto alla segreteria tecnico-operativa.
8. Il segretario generale è nominato dal comitato
istituzionale, su proposta del Ministro dei lavori pubblici d'intesa
con il Ministro dell'ambiente, tra i funzionari del comitato tecnico
ovvero tra esperti di comprovata qualificazione professionale nel
settore disciplinato dalla presente legge. La carica di segretario
generale ha durata quinquennale.
9. La segreteria tecnico-operativa, costituita da dipendenti
dell'Amministrazione dei lavori pubblici e da personale designato dalle
Amministrazioni statali e dalle regioni interessate, è
articolata negli uffici; a) segreteria; b) studi e documentazione; c)
piani e programmi.
10. Le Autorità di bacino hanno sede provvisoria presso il
Magistrato alle acque di Venezia, il Magistrato per il Po di Parma ed i
provveditorati regionali alle opere pubbliche competenti ed individuati
dal Ministro dei lavori pubblici, cui spettano le determinazioni
definitive.

TITOLO II
Gli ambiti, gli strumenti, gli interventi, le risorse

Capo I - Gli ambiti

13. Classificazione dei bacini idrografici e loro delimitazione.
1. L'intero territorio nazionale, ivi comprese le isole minori,
è ripartito in bacini idrografici. Ai fini della presente
legge i bacini idrografici sono classificati in bacini di rilievo
nazionale, interregionale e regionale.
2. I bacini di rilievo nazionale ed interregionale sono
provvisoriamente delimitati come da cartografia allegata al D.P.C.M. 22
dicembre 1977 (6/a), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 354 del 29
dicembre 1977. Eventuali variazioni possono essere disposte ai sensi
dell'articolo 4, comma 1, lettera b).
3. Le regioni provvedono, entro un anno dalla data di entrata in vigore
della presente legge, alla delimitazione dei bacini di propria
competenza.

14. Bacini di rilievo nazionale.
1. Fatti salvi gli accordi internazionali che riguardano bacini
interessanti anche territori al di fuori dei confini nazionali, sono
bacini di rilievo nazionale:
a) per il versante adriatico:
1) Isonzo (Friuli-Venezia Giulia);
2) Tagliamento (Veneto, Friuli-Venezia Giulia);
3) Livenza (Veneto, Friuli-Venezia Giulia);
4) Piave (Veneto, Friuli-Venezia Giulia);
5) Brenta-Bacchiglione (Veneto, Trentino-Alto Adige);
6) Adige (Veneto, Trentino-Alto Adige);
7) Po (Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Trentino-Alto
Adige, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna);
b) per il versante tirrenico:
1) Arno (Toscana, Umbria);
2) Tevere (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo);
3) Liri-Garigliano (Lazio, Campania, Abruzzo);
4) Volturno (Abruzzo, Lazio, Campania).
2. Ai bacini dei fiumi che sfociano nell'alto Adriatico a nord del
bacino dell'Adige e fino al confine jugoslavo, sopra indicati alla
lettera a), nn. 1), 2), 3), 4) e 5) ed a quelli del medio Tirreno,
sopra indicati alla lettera b), nn. 3) e 4), è preposta
rispettivamente un'unica Autorità di bacino, che opera anche
per il coordinamento dei singoli piani di bacino avendo particolare
riguardo alla valutazione degli effetti sulle aree costiere.
3. Nei bacini di rilievo nazionale resta fermo il riparto delle
competenze previsto dalle vigenti disposizioni di legge. Ai fini della
razionalizzazione delle competenze amministrative e della coordinata
gestione delle opere idrauliche, della polizia idraulica e del servizio
di pronto intervento, in essi il Ministro dei lavori pubblici, su
richiesta del comitato istituzionale interessato e su conforme parere
del Comitato nazionale per la difesa del suolo, individua con proprio
decreto, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, i corsi d'acqua, escluse in ogni caso le aste principali dei
bacini, per i quali le competenze amministrative relative alle opere
idrauliche ed alla polizia idraulica sono trasferite alle regioni
territorialmente competenti.

15. Bacini di rilievo interregionale.
1. Bacini di rilievo interregionale sono:
a) per il versante adriatico:
1) Lemene (Veneto, Friuli-Venezia Giulia);
2) Fissaro-Tartaro-Canal Bianco (Lombardia, Veneto);
3) Reno (Toscana, Emilia-Romagna);
4) Marecchia (Toscana, Emilia-Romagna, Marche;
5) Conca (Marche, Emilia-Romagna);
6) Tronto (Marche, Lazio, Abruzzo);
7) Sangro (Abruzzo, Molise);
8) Trigno (Abruzzo, Molise);
9) Saccione (Molise, Puglia);
10) Fortore (Campania, Molise, Puglia);
11) Ofanto (Campania, Basilicata, Puglia);
b) per il versante ionico:
1) Bradano (Puglia, Basilicata);
2) Sinni (Basilicata, Calabria);
c) per il versante tirrenico:
1) Magra (Liguria, Toscana);
2) Fiora (Toscana, Lazio);
3) Sele (Campania, Basilicata);
4) Noce (Basilicata, Calabria);
5) Lao (Basilicata, Calabria).
2. Nei predetti bacini sono trasferite alle regioni territorialmente
competenti le funzioni amministrative relative alle opere idrauliche e
delegate le funzioni amministrative relative alle risorse idriche. Le
regioni esercitano le predette funzioni previa adozione di specifiche
intese.
3. Le regioni territorialmente competenti definiscono, d'intesa:
a) la formazione del comitato istituzionale di bacino e del comitato
tecnico;
b) il piano di bacino;
c) la programmazione degli interventi;
d) le modalità di svolgimento delle funzioni amministrative
per la gestione del bacino, ivi comprese la progettazione, la
realizzazione, la gestione e il finanziamento degli incentivi, degli
interventi e delle opere.
4. Qualora l'intesa di cui al comma 2 non venga conseguita entro un
anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, il
Presidente del Consiglio dei ministri, previa diffida ad adempiere
entro trenta giorni, istituisce, su proposta del Ministro dei lavori
pubblici, il comitato istituzionale di bacino ed il comitato tecnico,
di cui al comma 3, lettera a) (6/b).

16. Bacini di rilievo regionale.
1. Bacini di rilievo regionale sono tutti quelli non ricompresi nelle
disposizioni degli articoli 14 e 15.
2. Le funzioni amministrative relative alle risorse idriche in tutti i
bacini di rilievo regionale sono delegate alle regioni territorialmente
competenti con decreto del Presidente della Repubblica entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge.
3. Nulla è innovato al disposto del D.P.R. 24 luglio 1977,
n. 616 (7), per quanto attiene alla disciplina delle grandi derivazioni
sia nei bacini di rilievo regionale sia in quelli di rilievo
interregionale, di cui all'articolo 15.

Capo II - Gli strumenti
(giurisprudenza)

17. Valore, finalità e contenuti del piano di bacino.
1. Il piano di bacino ha valore di piano territoriale di settore ed
è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo
mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme
d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione
del suolo e la corretta utilizzazione della acque, sulla base delle
caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato.
2. Il piano di bacino è redatto, ai sensi dell'articolo 81,
primo comma, lettera a) del D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616 (7) in base
agli indirizzi, metodi e criteri fissati dal Presidente del Consiglio
dei ministri, su proposta del Ministro dei lavori pubblici previa
deliberazione del Comitato nazionale per la difesa del suolo. Studi ed
interventi sono condotti con particolare riferimento ai bacini montani,
ai torrenti di alta valle ed ai corsi d'acqua di fondo-valle.
3. Il piano di bacino persegue le finalità indicate
all'articolo 3 ed, in particolare, contiene:
a) in conformità a quanto previsto dall'articolo 2, il
quadro conoscitivo organizzato ed aggiornato del sistema fisico, delle
utilizzazioni del territorio previste dagli strumenti urbanistici
comunali ed intercomunali, nonché dei vincoli, relativi al
bacino, di cui al R.D.L. 30 dicembre 1923, n. 3267 (8), ed alle leggi
1  giugno 1939, n. 1089 (9), e 29 giugno 1939, n. 1497 (10), e
loro successive modificazioni ed integrazioni;
b) la individuazione e la quantificazione delle situazioni, in atto e
potenziali, di degrado del sistema fisico, nonché delle
relative cause;
c) le direttive alle quali devono uniformarsi la difesa del suolo, la
sistemazione idrogeologica ed idraulica e l'utilizzazione delle acque e
dei suoli;
d) l'indicazione delle opere necessarie distinte in funzione: dei
pericoli di inondazione e della gravità ed estensione del
dissesto; del perseguimento degli obiettivi di sviluppo sociale ed
economico o di riequilibrio territoriale nonché del tempo
necessario per assicurare l'efficacia degli interventi;
e) la programmazione e l'utilizzazione delle risorse idriche, agrarie,
forestali ed estrattive;
f) la individuazione delle prescrizioni, dei vincoli e delle opere
idrauliche, idraulico-agrarie, idraulico-forestali, di forestazione, di
bonifica idraulica, di stabilizzazione e consolidamento dei terreni e
di ogni altra azione o norma d'uso o vincolo finalizzati alla
conservazione del suolo ed alla tutela dell'ambiente;
g) il proseguimento ed il completamento delle opere indicate alla
precedente lettera f), qualora siano già state intraprese
con stanziamenti disposti da leggi speciali e da leggi ordinarie di
bilancio;
h) le opere di protezione, consolidamento e sistemazione dei litorali
marini che sottendono il bacino idrografico;
i) la valutazione preventiva, anche al fine di scegliere tra ipotesi di
governo e gestione tra loro diverse, del rapporto costi-benefici,
dell'impatto ambientale e delle risorse finanziarie per i principali
interventi previsti;
l) la normativa e gli interventi rivolti a regolare l'estrazione dei
materiali litoidi dal demanio fluviale, lacuale e marittimo e le
relative fasce di rispetto, specificatamente individuate in funzione
del buon regime delle acque e della tutela dell'equilibrio geostatico e
geomorfologico dei terreni e dei litorali;
m) l'indicazione delle zone da assoggettare a speciali vincoli e
prescrizioni in rapporto alle specifiche condizioni idrogeologiche, ai
fini della conservazione del suolo, della tutela dell'ambiente e della
prevenzione contro presumibili effetti dannosi di interventi antropici;
n) le prescrizioni contro l'inquinamento del suolo ed il versamento nel
terreno di discariche di rifiuti civili ed industriali che comunque
possano incidere sulle qualità dei corpi idrici superficiali
e sotterranei;
o) le misure per contrastare i fenomeni di subsidenza;
p) il rilievo conoscitivo delle derivazioni in atto con specificazione
degli scopi energetici, idropotabili, irrigui od altri e delle portate;
q) il rilievo delle utilizzazioni diverse per la pesca, la navigazione
od altre;
r) il piano delle possibili utilizzazioni future sia per le derivazioni
che per altri scopi, distinte per tipologie d'impiego e secondo le
quantità;
s) le priorità degli interventi ed il loro organico sviluppo
nel tempo, in relazione alla gravità del dissesto.
4. I piani di bacino sono coordinati con i programmi nazionali,
regionali e sub-regionali di sviluppo economico e di uso del suolo. Di
conseguenza, le autorità competenti, in particolare,
provvedono entro dodici mesi dall'approvazione del piano di bacino ad
adeguare i piani territoriali e i programmi regionali previsti dalla L.
27 dicembre 1977, n. 984 (11); i piani di risanamento delle acque
previsti dalla L. 10 maggio 1976, n. 319 (12); i piani di smaltimento
di rifiuti di cui al D.P.R. 10 settembre 1982, n. 915 (12); i piani di
cui all'articolo 5, L. 29 giugno 1939, n. 1497 (12/a), e all'articolo
1-bis, D.L. 27 giugno 1985, n. 312 (12/a), convertito, con
modificazioni, dalla L. 8 agosto 1985, n. 431; i piani di
disinquinamento di cui all'articolo 7, L. 8 luglio 1986, n. 349 (13); i
piani generali di bonifica.
5. Le disposizioni del piano di bacino approvato hanno carattere
immediatamente vincolante per le amministrazioni ed enti pubblici,
nonché per i soggetti privati, ove trattasi di prescrizioni
dichiarate di tale efficacia dallo stesso piano di bacino.
6. Fermo il disposto del comma 5, le regioni, entro novanta giorni
dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale o nei Bollettini
Ufficiali dell'approvazione del piano di bacino, emanano ove necessario
le disposizioni concernenti l'attuazione del piano stesso nel settore
urbanistico. Decorso tale termine, gli enti territorialmente
interessati dal piano di bacino sono comunque tenuti a rispettarne le
prescrizioni nel settore urbanistico. Qualora gli enti predetti non
provvedano ad adottare i necessari adempimenti relativi ai propri
strumenti urbanistici entro sei mesi dalla data di comunicazione delle
predette disposizioni, e comunque entro nove mesi dalla pubblicazione
dell'approvazione del piano di bacino, all'adeguamento provvedono
d'ufficio le regioni.
6-bis. In attesa dell'approvazione del piano di bacino, le
autorità di bacino, tramite il comitato istituzionale,
adottano misure di salvaguardia con particolare riferimento ai bacini
montani, ai torrenti di alta valle ed ai corsi d'acqua di fondo valle
ed ai contenuti di cui alle lettere b), c), f), l) ed m) del comma 3.
Le misure di salvaguardia sono immediatamente vincolanti e restano in
vigore sino all'approvazione del piano di bacino e comunque per un
periodo non superiore a tre anni. In caso di mancata attuazione o di
inosservanza, da parte delle regioni, delle province e dei comuni,
delle misure di salvaguardia e qualora da ciò possa derivare
un grave danno al territorio, il Ministro dei lavori pubblici, previa
diffida ad adempiere entro congruo termine da indicarsi nella diffida
medesima, adotta con ordinanza cautelare le necessarie misure
provvisorie di salvaguardia, anche a carattere inibitorio di opere, di
lavori o di attività antropiche, dandone comunicazione
preventiva alle amministrazioni competenti. Se la mancata attuazione o
l'inosservanza di cui al presente comma riguarda un ufficio periferico
dello Stato, il Ministro dei lavori pubblici informa senza indugio il
Ministro competente da cui l'ufficio dipende, il quale assume le misure
necessarie per assicurare l'adempimento. Se permane la
necessità di un intervento cautelare per evitare un grave
danno al territorio, il Ministro competente, di concerto con il
Ministro dei lavori pubblici, adotta l'ordinanza cautelare di cui al
presente comma (13/a).
6-ter. I piani di bacino idrografico possono essere redatti ed
approvati anche per sottobacini o per stralci relativi a settori
funzionali che in ogni caso devono costituire fasi sequenziali e
interrelate rispetto ai contenuti di cui al comma 3. Deve comunque
essere garantita la considerazione sistemica del territorio e devono
essere disposte, ai sensi del comma 6-bis, le opportune misure
inibitorie e cautelative in relazione agli aspetti non ancora
compiutamente disciplinati (13/a).

18. I piani di bacino di rilievo nazionale.
1. I progetti di piano di bacino di rilievo nazionale sono elaborati
dai comitati tecnici e quindi adottati dai comitati istituzionali che,
con propria deliberazione, contestualmente stabiliscono:
a) i termini per l'adozione da parte delle regioni dei provvedimenti di
cui al presente articolo;
b) quali componenti del progetto costituiscono interesse esclusivo
delle singole regioni e quali costituiscono interessi comuni a due o
più regioni.
2. In caso di inerzia in ordine agli adempimenti regionali, il
Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dei
lavori pubblici o del Ministro dell'ambiente per le materie di
rispettiva competenza, sentito il comitato istituzionale di bacino,
assume i provvedimenti necessari per garantire comunque lo svolgimento
delle procedure e l'adozione degli atti necessari per la formazione dei
piani secondo quanto disposto dal presente articolo, ivi compresa la
nomina di commissari ad acta.
3. Dell'adozione del progetto di piano di bacino è data
notizia nella Gazzetta Ufficiale e nei Bollettini Ufficiali delle
regioni territorialmente interessate con la precisazione dei tempi,
luoghi e modalità, ove chiunque sia interessato possa
prendere visione e consultare la documentazione. Il progetto
è altresì trasmesso al Comitato nazionale per la
difesa del suolo anche ai fini della verifica del rispetto dei metodi,
indirizzi e criteri di cui all'articolo 4.
4. Il Comitato nazionale per la difesa del suolo esprime osservazioni
sul progetto di piano di bacino entro novanta giorni dalla data di
trasmissione dello stesso. Trascorso tale termine il parere si intende
espresso favorevolmente.
5. Le eventuali osservazioni del Comitato nazionale per la difesa del
suolo sono trasmesse tempestivamente alle regioni interessate ai fini
della formulazione di eventuali controdeduzioni.
6. Il progetto di piano e la relativa documentazione sono depositati
almeno presso le sedi delle regioni e delle province territorialmente
interessate e sono disponibili per la consultazione per quarantacinque
giorni dopo la pubblicazione dell'avvenuta adozione nella Gazzetta
Ufficiale.
7. Presso ogni sede di consultazione è predisposto un
registro sul quale sono annotate le richieste di visione e copia degli
atti.
8. Osservazioni sul progetto di piano possono essere inoltrate alla
regione territorialmente competente entro i successivi quarantacinque
giorni dalla scadenza del periodo di consultazione o essere
direttamente annotate sul registro di cui al comma 7.
9. Entro trenta giorni dalla scadenza del termine indicato al comma 8,
le regioni si esprimono sulle osservazioni di cui ai commi 4 ed 8 e
formulano un parere sul progetto di piano.
10. Il comitato istituzionale, tenuto conto delle osservazioni e dei
pareri di cui ai commi precedenti, adotta il piano di bacino.
11. I piani di bacino, approvati con le modalità di cui
all'articolo 4, comma 1, lettera c), sono pubblicati nella Gazzetta
Ufficiale e nei Bollettini Ufficiali delle regioni territorialmente
competenti (13/b).

19. I piani di bacino di rilievo interregionale.
1. Per la elaborazione ed adozione dei piani di bacino di rilievo
interregionale si applicano le disposizioni di cui ai commi da 1 a 10
dell'articolo 18.
2. Le regioni, tenuto conto delle osservazioni formulate dal Comitato
nazionale per la difesa del suolo, ai sensi della lettera c) del comma
7 dell'articolo 6, approvano, per le parti di rispettiva competenza
territoriale, il piano del bacino e lo trasmettono entro i successivi
sessanta giorni al Comitato nazionale per la difesa del suolo.
3. Nel caso di mancato adeguamento da parte delle regioni alle
osservazioni formulate dal Comitato nazionale, il Consiglio dei
ministri, su proposta del Ministro dei lavori pubblici, può
adottare eventuali modifiche.

20. I piani di bacino di rilievo regionale.
1. Con propri atti le regioni disciplinano e provvedono ad elaborare ed
approvare i piani di bacino di rilievo regionale contestualmente
coordinando i piani di cui alla legge 10 maggio 1976, n. 319 (13/c).
Ove risulti opportuno per esigenze di coordinamento, le regioni possono
elaborare ed approvare un unico piano per più bacini
regionali, rientranti nello stesso versante idrografico ed aventi
caratteristiche di uniformità morfologica ed
economico-produttiva (13/d).
2. Qualora in un bacino di rilievo regionale siano compresi territori
d'altra regione, il piano è elaborato dalla regione il cui
territorio è maggiormente interessato e all'approvazione
provvedono le singole regioni, ciascuna per la parte di rispettiva
competenza territoriale, secondo le disposizioni di cui al comma 1.
3. Il piano di bacino è trasmesso entro sessanta giorni
dalla adozione al Comitato nazionale per la difesa del suolo ai fini
della verifica del rispetto degli indirizzi e criteri di cui
all'articolo 4.
4. In caso di inerzia o di mancata intesa tra le regioni interessate,
il Presidente del Consiglio dei Ministri, previa diffida ad adempiere
entro trenta giorni, adotta, su proposta del Ministro dei lavori
pubblici o del Ministro dell'ambiente, per le materie di rispettiva
competenza, gli atti in via sostitutiva (13/d).

Capo III - Gli interventi

21. I programmi di intervento.
1. I piani di bacino sono attuati attraverso programmi triennali di
intervento, redatti tenendo conto degli indirizzi e delle
finalità dei piani medesimi.
2. I programmi triennali debbono destinare una quota non inferiore al
15 per cento degli stanziamenti complessivamente a:
a) interventi di manutenzione ordinaria delle opere, degli impianti e
dei beni, compresi mezzi, attrezzature e materiali dei
cantieri-officina e dei magazzini idraulici;
b) svolgimento del servizio di polizia idraulica, di navigazione
interna, di piena e di pronto intervento idraulico;
c) compilazione ed aggiornamento dei piani di bacino, svolgimento di
studi, rilevazioni o altro nelle materie riguardanti la difesa del
suolo, redazione dei progetti generali, degli studi di
fattibilità, dei progetti di massima ed esecutivi di opere e
degli studi di valutazione dell'impatto ambientale di quelle principali;
[d) adeguamento e potenziamento funzionale, tecnico e scientifico dei
servizi tecnici nazionali] (13/e).
3. Le regioni, conseguito il parere favorevole del comitato di bacino
di cui all'articolo 18, possono provvedere con propri stanziamenti alla
realizzazione di opere e di interventi previsti dai piani di bacino di
rilievo nazionale, con il controllo del predetto comitato.
4. Le province, i comuni, le comunità montane e gli altri
enti pubblici, previa autorizzazione della regione o del comitato
istituzionale interessati, possono concorrere con propri stanziamenti
alla realizzazione di opere e interventi previsti dai piani di bacino.

22. Adozione dei programmi.
1. I programmi di intervento nei bacini di rilievo nazionale sono
adottati dai competenti comitati istituzionali.
2. I programmi triennali di intervento relativi ai bacini di rilievo
interregionale sono adottati d'intesa dalle regioni; in mancanza di
intesa si applica il comma 4 dell'articolo 20.
3. Alla adozione dei programmi di interventi nei bacini di rilievo
regionale provvedono le regioni competenti.
4. Entro il 31 dicembre del penultimo anno del programma triennale in
corso, i programmi di intervento, adottati secondo le
modalità di cui ai commi precedenti, sono trasmessi al
Ministro dei lavori pubblici - presidente del Comitato nazionale per la
difesa del suolo, affinché entro il successivo 3 giugno,
sulla base delle previsioni contenute nei programmi, e sentito il
Comitato nazionale per la difesa del suolo, trasmetta al Ministro del
tesoro l'indicazione del fabbisogno finanziario per il successivo
triennio, ai fini della predisposizione del disegno di legge
finanziaria.
5. La scadenza di ogni programma triennale è stabilita al 31
dicembre dell'ultimo anno del triennio e le somme autorizzate per
l'attuazione del programma per la parte eventualmente non ancora
impegnata alla predetta data sono destinate ad incrementare il fondo
del programma triennale successivo per l'attuazione degli interventi
previsti dal programma triennale in corso o dalla sua revisione.
6. L'approvazione del programma triennale produce gli effetti di cui
all'articolo 81, D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616 (14), con riferimento
all'accertamento di conformità ed alle intese di cui al
citato articolo 81.
6-bis. Gli interventi previsti dai programmi triennali sono di norma
attuati in forma integrata e coordinata dai soggetti competenti, in
base ad accordi di programma ai sensi dell'art. 27 della L. 8 giugno
1990, n. 142 (14/a).

23. Attuazione degli interventi.
1. Le funzioni di studio e di progettazione e tecnico-organizzative
attribuite alle Autorità di bacino possono essere esercitate
anche mediante affidamento di incarichi, deliberati dai rispettivi
comitati istituzionali, ad istituzioni universitarie, liberi
professionisti o organizzazioni tecnico-professionali specializzate.
2. L'aliquota per spese generali di cui all'articolo 2 della legge 24
giugno 1929, n. 1137 (15), e successive modificazioni e integrazioni,
è stabilita a favore del concessionario nella misura massima
del 10 per cento dell'importo dei lavori e delle espropriazioni e
compensa ogni altro onere affrontato per la realizzazione delle opere
dalla fase progettuale al collaudo ed accertamento dei terreni occupati.
2-bis. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, entro centoventi
giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, su
proposta del Ministro dei lavori pubblici e previa deliberazione del
Consiglio dei Ministri, emana un decreto che disciplina la materia di
cui al comma 2, tenendo conto delle caratteristiche dei lavori e delle
categorie delle prestazioni professionali (15/a).
3. Nell'ambito delle competenze attribuite dalla presente legge, il
Ministro dei lavori pubblici e le regioni sono autorizzati ad assumere
impegni di spesa fino all'intero ammontare degli stanziamenti assegnati
per tutta la durata del programma triennale, purché i
relativi pagamenti siano effettuati entro i limiti delle rispettive
assegnazioni annuali.
4. L'esecuzione di opere di pronto intervento ai sensi del decreto
legislativo 12 aprile 1948, n. 1010 (16), ratificato con legge 18
dicembre 1952, n. 3136, può avere carattere definitivo
quando l'urgenza del caso lo richiede.
5. Tutti gli atti di concessione per l'attuazione di interventi ai
sensi della presente legge sono soggetti a registrazione a tassa fissa.

Capo IV - Le risorse

24. Personale.
1. In relazione alle esigenze determinate dalla applicazione della
presente legge, con la procedura di cui all'articolo 9, comma 9, ed
entro gli stessi termini ivi previsti, si procede alla rideterminazione
delle dotazioni organiche del Ministero dei lavori pubblici.
2. L'onere derivante dal presente articolo è valutato in
lire 10 miliardi per il 1989, 15 miliardi per il 1990, 25 miliardi per
il 1991 e 40 miliardi per il 1992. Alla effettiva copertura delle
dotazioni organiche in aumento si fa luogo alle scadenze stabilite con
decreto del Ministro del tesoro, in conformità alle
previsioni di spesa indicate nel presente comma.

25. Finanziamento.
1. Gli interventi previsti dalla presente legge sono a totale carico
dello Stato e si attuano mediante i programmi triennali di cui
all'articolo 21.
2. A decorrere dall'anno 1994, per le finalità di cui al
comma 1, si provvede ai sensi dell'art. 11, comma 3, lettera d), della
L. 5 agosto 1978, n. 468 (16/a), come modificata dalla L. 23 agosto
1988, n. 362 (16/b). I predetti stanziamenti sono iscritti nello stato
di previsione del Ministero del tesoro fino all'espletamento della
procedura di ripartizione di cui ai commi 3 e 4 sulla cui base il
Ministro del tesoro apporta, con proprio decreto, le occorrenti
variazioni di bilancio.
3. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge
indicata al comma 2 e sulla base degli stanziamenti ivi autorizzati, il
Comitato dei ministri di cui all'articolo 4, sentito il Comitato
nazionale per la difesa del suolo, predispone lo schema di programma
nazionale di intervento per il triennio, articolato per bacini
nazionali, interregionali e regionali, e la ripartizione degli
stanziamenti tra le Amministrazioni dello Stato e delle regioni,
tenendo conto delle priorità indicate nei singoli programmi
ed assicurando, ove necessario, il coordinamento degli interventi. A
valere sullo stanziamento complessivo autorizzato, lo stesso Comitato
dei Ministri, sentito il Consiglio nazionale per la difesa del suolo,
propone l'ammontare di una quota di riserva da destinare al
finanziamento dei programmi per l'adeguamento ed il potenziamento
funzionale, tecnico e scientifico dei servizi tecnici nazionali. Per
l'anno 1993 tale quota è stabilita in lire 10 miliardi da
ripartire sugli appositi capitoli di spesa, anche di nuova istituzione,
con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con
i Ministri del tesoro e dei lavori pubblici (16/c).
4. Entro i successivi trenta giorni, il programma nazionale di
intervento, articolato per bacini, e la ripartizione degli stanziamenti
ivi inclusa la quota di riserva a favore dei servizi tecnici nazionali
sono approvati dal Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi
dell'articolo 4 (17).
5. Il Ministro dei lavori pubblici, entro trenta giorni
dall'approvazione del programma triennale nazionale, su proposta del
Comitato nazionale per la difesa del suolo, individua con proprio
decreto le opere di competenza regionale che rivestono grande rilevanza
tecnico-idraulica per la modifica del reticolo idrografico principale e
del demanio idrico i cui progetti devono essere sottoposti al parere
del Consiglio superiore dei lavori pubblici, da esprimere entro novanta
giorni dalla richiesta.

TITOLO III
Disposizioni transitorie e finali

26. Costituzione del Comitato nazionale per la difesa del suolo.
1. Entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, è costituito il Comitato nazionale per la
difesa del suolo. Entro lo stesso termine sono costituiti gli organi
dell'Autorità di bacino di cui all'articolo 12 della
presente legge.

27. Soppressione dell'ufficio speciale per il Reno.
1. L'ufficio speciale del genio civile per il Reno con sede in Bologna
è soppresso ed il relativo personale è trasferito
al provveditorato alle opere pubbliche per l'Emilia-Romagna, cui sono
altresì attribuite le competenze che residuano allo Stato.
2. Sino al conseguimento dell'intesa di cui all'articolo 15, e comunque
non oltre un anno dalla data di entrata in vigore della presente
disposizione, le funzioni demanate al soppresso ufficio sono esercitate
dal provveditorato alle opere pubbliche per l'Emilia-Romagna.
3. Il personale in servizio presso l'ufficio del genio civile per il
Reno, addetto a funzioni trasferite alla regione Emilia-Romagna,
può chiedere, entro trenta giorni dal conseguimento
dell'intesa di cui al comma 2, il trasferimento nei ruoli regionali,
nel rispetto della posizione giuridica ed economica acquisita. La
regione può procedere all'accoglimento delle relative
domande nei limiti della propria dotazione organica (17/a).

28. Personale regionale.
1. Possono essere distaccati presso i servizi per la segreteria del
Comitato nazionale per la difesa del suolo e presso le segreterie
tecnico-operative dei comitati tecnici di bacino dipendenti delle
regioni e province autonome di Trento e Bolzano. Al trattamento
economico del predetto personale provvedono le istituzioni di
provenienza.

29. Rapporti al Parlamento.
1. Alla relazione sullo stato dell'ambiente di cui all'articolo 1,
comma 6, della legge 8 luglio 1986, n. 349 (18), è allegata
la relazione sull'uso del suolo e sulle condizioni dell'assetto
idrogeologico.
2. Alla relazione previsionale e programmatica è allegata la
relazione sullo stato di attuazione dei programmi triennali di
intervento per la difesa del suolo.
3. Agli effetti del comma 7 dell'articolo 2, L. 8 luglio 1986, n. 349
(18), la presente legge definisce la riforma dell'amministrazione dei
lavori pubblici nel settore della difesa del suolo e delle funzioni di
cui agli articoli 90 e 91, D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (18/a),
relativamente alla programmazione della destinazione delle risorse
idriche.

30. Bacino regionale pilota.
1. Entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge il Ministro dei lavori pubblici, d'intesa con il
Ministro dell'ambiente, individua il bacino regionale in cui, per le
particolari condizioni di dissesto idrogeologico, di rischio sismico e
di inquinamento delle acque, procedere alla predisposizione del piano
di bacino, come previsto dalla presente legge, già con
riferimento agli interventi da effettuare nel triennio 1989-1991,
sperimentando in tale sede la prima formulazione delle normative
tecniche di cui all'articolo 2, dei metodi e dei criteri di cui
all'articolo 17 e delle modalità di coordinamento con i
piani di risanamento delle acque e di smaltimento dei rifiuti previsti
dalle disposizioni vigenti. Limitatamente all'ambito territoriale del
bacino predetto, è inoltre autorizzato il recepimento
anticipato, rispetto al restante territorio nazionale, delle direttive
comunitarie rilevanti rispetto alle finalità della presente
legge.
2. Il Comitato dei ministri di cui all'articolo 4 formula le opportune
direttive per l'attuazione delle finalità di cui al comma 1,
stabilendo tempi e modalità della sperimentazione, e
costituisce uno speciale comitato di bacino composto pariteticamente da
membri designati dalla regione e dai Ministri dell'ambiente, dei lavori
pubblici, dell'agricoltura e delle foreste, per i beni culturali ed
ambientali e per il coordinamento della protezione civile. Al termine
della sperimentazione, il predetto comitato di bacino trasmette una
relazione sull'attività, sui risultati e sulle indicazioni
emerse al Comitato nazionale per la difesa del suolo ed al Comitato dei
ministri di cui all'articolo 4.
3. Per il finanziamento degli studi, progetti ed opere necessari
all'attuazione delle finalità di cui al comma 1 è
autorizzata la spesa di lire 60 miliardi. La somma predetta, iscritta
negli stati di previsione del Ministero del tesoro per il 1989, 1990 e
1991 in ragione di lire 20 miliardi annui, è ripartita dal
Comitato dei ministri di cui all'articolo 4, sentita la regione
interessata. Eventuali ulteriori fabbisogni possono essere indicati
dalla regione competente su proposta del comitato di bacino di cui al
comma 2 nello schema adottato in base alle disposizioni dell'articolo
31.

31. Schemi previsionali e programmatici.
1. Entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri,
sono costituite le Autorità dei bacini di rilievo nazionale,
che elaborano e adottano uno schema previsionale e programmatico ai
fini della definizione delle linee fondamentali dell'assetto del
territorio con riferimento alla difesa del suolo e della
predisposizione dei piani di bacino, sulla base dei necessari atti di
indirizzo e coordinamento (18/b).
2. Gli schemi debbono, tra l'altro, indicare:
a) gli adempimenti, e i relativi termini, necessari per la costituzione
delle strutture tecnico-operative di bacino;
b) i fabbisogni cartografici e tecnici e gli studi preliminarmente
indispensabili ai fini del comma 1;
c) gli interventi più urgenti per la salvaguardia del suolo,
del territorio e degli abitati e la razionale utilizzazione delle
acque, ai sensi della presente legge, dando priorità in base
ai criteri integrati dell'incolumità delle popolazioni e del
danno incombente nonché dell'organica sistemazione;
d) le modalità di attuazione e i tempi di realizzazione
degli interventi;
e) i fabbisogni finanziari.
3. Agli stessi fini del comma 1, le regioni, delimitati
provvisoriamente, ove necessario, gli ambiti territoriali adottano, ove
occorra, d'intesa, schemi con pari indicazioni per i restanti bacini.
4. Gli schemi sono trasmessi entro centoventi giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge al Comitato dei ministri di cui
all'articolo 4 che, sentito il Comitato nazionale per la difesa del
suolo, propone al Consiglio dei ministri la ripartizione dei fondi
disponibili per il triennio 1989-1991, da adottare con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri.
5. Per l'attuazione degli schemi di cui al presente articolo
è autorizzata la spesa di lire 2.427 miliardi, di cui almeno
il 50 per cento per i bacini del Po, dell'Arno, dell'Adige, del Tevere
e del Volturno.
6. Per gli interventi urgenti della diga del Bilancino e dell'asta
media del fiume Arno è concesso alla regione Toscana, a
valere sulla quota riservata di cui al comma 5, un contributo
straordinario, immediatamente erogabile, di lire 120 miliardi.

32. Competenze delle province autonome di Trento e di Bolzano.
1. Per le acque appartenenti al demanio idrico delle province autonome
di Trento e di Bolzano, restano ferme le competenze in materia di
utilizzazione delle acque pubbliche ed in materia di opere idrauliche
previste dallo statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige e
dalle relative norme di attuazione.
2. Per quanto attiene all'Autorità del bacino dell'Adige, i
riferimenti della presente legge ai presidenti delle giunte regionali
ed ai funzionari regionali si intendono effettuati, per quanto di
competenza, ai presidenti delle giunte provinciali ed ai funzionari
delle province interessate.

33. Copertura finanziaria.
All'onere derivante dall'attuazione dell'articolo 24, valutato in lire
10 miliardi per il 1989, in lire 15 miliardi per il 1990 ed in lire 25
miliardi per il 1991, si fa fronte mediante riduzione dello
stanziamento iscritto al capitolo 6856 dello stato di previsione del
Ministero del tesoro per il 1989, all'uopo parzialmente utilizzando
l'accantonamento «Ristrutturazione dell'amministrazione
finanziaria» e relative proiezioni per gli anni successivi.
2. Ai fini dell'attuazione dei restanti articoli della presente legge
è autorizzata, nel triennio 1989-1991, la spesa complessiva
di lire 2.487 miliardi, di cui lire 942 miliardi per il 1989, 545
miliardi per il 1990 e 1.000 miliardi per il 1991, al cui onere si
provvede: quanto a lire 822 miliardi, mediante corrispondente riduzione
dello stanziamento iscritto al capitolo 9001 dello stato di previsione
del Ministero del tesoro per l'anno 1988, all'uopo utilizzando il
residuo accantonamento «Difesa del suolo ivi comprese le
opere necessarie alla sistemazione idrogeologica del fiume
Arno»; quanto a lire 1615 miliardi, mediante corrispondente
riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 9001 dello stato di
previsione del Ministero del tesoro per l'anno 1989, all'uopo
utilizzando l'accantonamento «Difesa del suolo ivi comprese
le opere necessarie alla sistemazione idrogeologica del fiume
Arno» e relative proiezioni per gli anni successivi; quanto a
lire 50 miliardi mediante corrispondente riduzione dello stanziamento
iscritto al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero del
tesoro per l'anno 1989, all'uopo utilizzando l'accantonamento
«Programma di salvaguardia ambientale ivi compreso il
risanamento del mare Adriatico. Norme generali sui parchi nazionali e
le altre riserve naturali. Progetti per i bacini idrografici
interregionali e per il bacino dell'Arno», e relativa
proiezione per l'anno successivo, in ragione di lire 25 miliardi per
l'anno 1989 e di lire 25 miliardi per l'anno 1990.
3. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con
propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

34. Consorzi idraulici.
1. Sono soppressi i consorzi idraulici di terza categoria ed abrogate
le disposizioni di cui al regio decreto 25 luglio 1904, n. 523 (19),
relative alla costituzione degli stessi.
2. Il Governo, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente
legge, è delegato ad emanare norme aventi valore di legge
dirette a disciplinare il trasferimento allo Stato ed alle regioni,
nell'ambito delle relative competenze funzionali operative e
territoriali, delle funzioni esercitate dai predetti consorzi
nonché a trasferire i rispettivi uffici e beni.
Contestualmente si provvede al trasferimento allo Stato ed alle regioni
del personale in ruolo al 31 dicembre 1988 dei consorzi soppressi nel
rispetto della posizione giuridica ed economica acquisita.
35. Organizzazione dei servizi idrici pubblici.
1. Nei piani di bacino, in relazione a quanto previsto all'articolo 17,
comma 3, lettera e), e compatibilmente con gli altri interventi
programmati dal Ministero dei lavori pubblici con il piano nazionale
degli acquedotti, possono essere individuati ambiti territoriali
ottimali per la gestione mediante consorzio obbligatorio dei servizi
pubblici di acquedotto, fognatura, collettamento e depurazione delle
acque usate.
------------------------
(1/c) Comma prima sostituito dall'art. 1, L. 7 agosto 1990, n. 253 e
poi così modificato dall'art. 29, L. 31 luglio 2002, n. 179.
(1/d) Comma aggiunto dall'art. 29, L. 31 luglio 2002, n. 179.
(1/e) Comma aggiunto dall'art. 1, L. 7 agosto 1990, n. 253, riportata
al n. XVIII.
(1/f) Rubrica così sostituita dall'art. 29, L. 31 luglio
2002, n. 179.
(1/g) Comma così modificato dall'art. 29, L. 31 luglio 2002,
n. 179.
(1/h) Alinea così sostituito dall'art. 29, L. 31 luglio
2002, n. 179.
(1/i) Lettera così modificata dall'art. 1, L. 7 agosto 1990,
n. 253, e successivamente abrogata dall'art. 29, L. 31 luglio 2002, n.
179.
(1/l) Lettera così modificata dall'art. 29, L. 31 luglio
2002, n. 179.
(2) Lettera così sostituita dall'art. 2, L. 7 agosto 1990,
n. 253, riportata al n. XVIII.
(2/a) Per il regolamento, vedi il D.M. 2 luglio 1991, n. 451, riportato
al n. XXV-bis.
(2/b) Per la soppressione del comitato di cui al presente articolo vedi
l'art. 7, D.Lgs. 28 agosto 1997, n. 281, riportato alla voce Regioni.
(2/c) Comma abrogato dall'art. 40, D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300.
(2/d) Comma abrogato dall'art. 40, D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300.
(2/e) Comma prima sostituito dall'art. 3, L. 7 agosto 1990, n. 253,
riportata al n. XVIII e poi abrogato dall'art. 40, D.Lgs. 30 luglio
1999, n. 300.
(2/f) Riportata alla voce Amministrazione del patrimonio e
contabilità generale dello Stato.
(3) Periodo abrogato dall'art. 1-bis, D.L. 4 dicembre 1993, n. 496,
riportato al n. XLI-bis.
(2/d) Comma abrogato dall'art. 40, D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300.
(2/d) Comma abrogato dall'art. 40, D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300.
(2/d) Comma abrogato dall'art. 40, D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300.
(2/d) Comma abrogato dall'art. 40, D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300.
(2/d) Comma abrogato dall'art. 40, D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300.
(2/d) Comma abrogato dall'art. 40, D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300.
(2/d) Comma abrogato dall'art. 40, D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300.
(3/a) Comma abrogato dall'art. 40, D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300.
(3/b) Per il regolamento, vedi il D.P.R. 24 gennaio 1991, n. 85,
riportato al n. XXII.
(3/a) Comma abrogato dall'art. 40, D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300.
4) Comma così sostituito dall'art. 3, L. 7 agosto 1990, n.
253, riportata al n. XVIII.
(4/a) Il Servizio nazionale dighe è stato soppresso quale
servizio tecnico nazionale e trasformato in Registro italiano dighe
(RID) dall'art. 91, D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112.
(4/b) Comma così sostituito dall'art. 1, D.L. 8 agosto 1994,
n. 507, riportato alla voce Acque pubbliche e impianti elettrici, nel
testo risultante dalle modificazioni disposte dalla relativa legge di
conversione.
(4/c) Riportato alla voce Acque pubbliche e impianti elettrici.
(5) Comma così sostituito dall'art. 1, D.L. 8 agosto 1994,
n. 507, riportato alla voce Acque pubbliche e impianti elettrici.
(5/a) Riportato alla voce Boschi, foreste e territori montani.
(5/b) Comma così sostituito dall'art. 29, L. 31 luglio 2002,
n. 179.
(5/c) Lettera così sostituita dall'art. 12, D.L. 5 ottobre
1993, n. 398, riportato alla voce Occupazione (Incremento della).
(6) Comma così sostituito dall'art. 29, L. 31 luglio 2002,
n. 179.
(6/a) Riportato alla voce Acque pubbliche e impianti elettrici.
(6/b) Comma così sostituito dall'art. 4, L. 7 agosto 1990,
n. 253, riportata al n. XVIII. In precedenza la Corte costituzionale,
con sentenza 20-26 febbraio 1990, n. 85 (Gazz. Uff. 7 marzo 1990, n. 10
- Serie speciale), ha dichiarato l'illegittimità dell'art.
15, quarto comma, e, a decorrere dall'entrata in vigore del D.Lgs. 16
dicembre 1989, n. 418 (17 gennaio 1990), dell'art. 20, quarto comma,
della L. 18 maggio 1989, n. 183, nella parte in cui non prevedono un
congruo preavviso alla regione (o provincia autonoma) interessata
all'adozione degli atti sostitutivi ivi previsti.
(7) Riportato alla voce Regioni.
7) Riportato alla voce Regioni.
(8) Riportato alla voce Bonifica.
(9) Riportata alla voce Antichità, belle arti, mostre d'arte
e musei.
(10) Riportata alla voce Bellezze naturali.
(11) Riportata alla voce Economia nazionale (Sviluppo della).
(12) Riportata alla voce Sanità pubblica.
(12) Riportata alla voce Sanità pubblica.
(12/a) Riportata alla voce Bellezze naturali.
(12/a) Riportata alla voce Bellezze naturali.
(13) Riportata al n. I.
(13/a) Comma aggiunto dall'art. 12, D.L. 5 ottobre 1993, n. 398,
riportato alla voce Occupazione (Incremento della), nel testo
modificato dalla relativa legge di conversione.
(13/a) Comma aggiunto dall'art. 12, D.L. 5 ottobre 1993, n. 398,
riportato alla voce Occupazione (Incremento della), nel testo
modificato dalla relativa legge di conversione.
(13/b) Sulla procedura per l'adozione dei progetti di piani stralcio
vedi l'art. 1-bis, D.L. 12 ottobre 2000, n. 279, nel testo integrato
dalla relativa legge di conversione.
(13/c) Riportata alla voce Sanità pubblica.
(13/d) Comma così sostituito dall'art. 5, L. 7 agosto 1990,
n. 253, riportata al n. XVIII.
(13/d) Comma così sostituito dall'art. 5, L. 7 agosto 1990,
n. 253, riportata al n. XVIII.
(13/e) Lettera soppressa dall'art. 12, D.L. 5 ottobre 1993, n. 398,
riportato alla voce Occupazione (Incremento della). Vedi, peraltro, il
comma 4 del citato art. 12.
(14) Riportato alla voce Regioni.
(14/a) Comma aggiunto dall'art. 12, D.L. 5 ottobre 1993, n. 398,
riportato alla voce Occupazione (Incremento della), nel testo
sostituito dalla relativa legge di conversione.
(15) Riportata alla voce Opere pubbliche.
(15/a) Comma aggiunto dall'art. 6, L. 7 agosto 1990, n. 253, riportata
al n. XVIII.
(16) Riportato alla voce Calamità pubbliche
(16/a) Riportata alla voce Amministrazione del patrimonio e
contabilità generale dello Stato.
(16/b) Periodo così sostituito dall'art. 12, D.L. 5 ottobre
1993, n. 398, riportato alla voce Occupazione (Incremento della).
(16/c) Gli ultimi due periodi sono stati inseriti dall'art. 12, D.L. 5
ottobre 1993, n. 398, riportato alla voce Occupazione (Incremento
della).
(17) Comma così modificato dall'art. 12, D.L. 5 ottobre
1993, n. 398, riportato alla voce Occupazione (Incremento della).
(17/a) Così sostituito dall'art. 7, L. 7 agosto 1990, n.
253, riportata al n. XVIII.
(18) Riportata al n. I.
(18) Riportata al n. I.
(18/a) Riportato alla voce Regioni.
(18/b) Con D.P.C.M. 23 marzo 1990 (Gazz. Uff. 4 aprile 1990, n. 79)
è stato approvato l'atto di indirizzo e coordinamento ai
fini della elaborazione e adozione degli schemi previsionali e
programmatici di cui all'art. 31 della presente legge. Vedi, anche,
l'art. 9, L. 7 agosto 1990, n. 253, riportata al n. XVIII.
(19) Riportato alla voce Acque pubbliche e impianti elettrici. 

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