Schema di piano di bacino

Lo schema di Piano di Bacino,  così come approvato del Comitato Istituzionale ed ai sensi della legge 183/1989, si compone delle seguenti parti fondamentali:
  1. Quadro conoscitivo
    1. Componenti che concorrono alla definizione del quadro conoscitivo
      1. Componente giuridico-amministrativa
      2. Componente economico-sociale
      3. Componente territoriale
      4. Componente ambientale
    2. Il quadro conoscitivo generale e di settore
    3. Strumenti che concorrono alla definizione del quadro conoscitivo
    4. Problemi e criticità del bacino
      1. Partecipazione dei cittadini, degli amministratori, delle categorie economiche, dei servizi pubblici, etc. alla definizione dei problemi e dei bisogni
      2. Identificazione dei problemi e dei bisogni
  2. Settori di intervento
  3. Programmazione degli interventi
    1. Modalità di attuazione del piano: i programmi triennali di intervento
    2. Strumenti specifici di intervento
    3. Pianificazione finanziaria
      1. Criteri di reperimento delle risorse finanziarie
  4. Controllo dell'attuazione del piano
    1. Benefici attesi
    2. Criteri e modalità di controllo e verifica dell'attuazione del piano e del conseguimento degli obiettivi
    3. Diffusione delle conoscenze e informazione
  5. Sintesi riassuntiva dell'articolazione funzionale del piano di bacino

Quadro conoscitivo

1.1 - Componenti che concorrono alla definizione del quadro conoscitivo

Il quadro conoscitivo del piano di bacino, viste le finalità e gli obiettivi generali prefissati, deve essere strutturato, sia per il quadro conoscitivo generale sia per il quadro conoscitivo dei singoli settori, in riferimento a quattro componenti: la componente giuridico-amministrativa, la componente economico-sociale, la componente territoriale e la componente ambientale (Figura n. 2).

1.1.1 - Componente giuridico-amministrativa
Comprende:
- l'analisi della legislazione vigente (a livello comunitario, nazionale e regionale) al fine di evidenziare gli aspetti rilevanti per la pianificazione di bacino;
- la individuazione di aspetti ambientali significativi non sufficientemente regolamentati dalla normativa vigente e di situazione carenti dal punto di vista strutturale ed organizzativo;
- l'analisi del quadro delle competenze istituzionali definite per legge in materia di pianificazione territoriale e settoriale;
- l'analisi del sistema amministrativo e dei servizi tecnici ambientali; individuazione delle carenze strutturali e funzionali;
- l'analisi comparata degli strumenti di pianificazione territoriale e settoriale vigenti, a livello nazionale e locale (regionale e provinciale); tale analisi deve tendere ad evidenziare gli elementi di raccordo fra pianificazione di bacino (con valenza di piano integrato direttore) e pianificazione regionale e provinciale, mettendo altresì in evidenza eventuali contrasti fra i diversi strumenti di pianificazione e le modalità di adeguamento e coordinamento degli stessi, nell'ambito del ruolo che la legge 183 affida al piano di bacino.

1.1.2 - Componente economico-sociale
Comprende:
- l'analisi della domanda di acqua a fini potabili, produttivi, irrigui ed energetici;
- la disponibilità di risorse idriche: dati di precipitazione, caratteristiche del deflusso superficiale, frequenza di eventi estremi (alti e bassi), disponibilità di acque sotterranee, laghi naturali, zone umide;
- la classificazione degli usi correnti del suolo e delle risorse idriche, nonché delle vocazioni d'uso e degli usi previsti dagli strumenti di pianificazione in atto. Individuazione dei fattori che possono rappresentare probabile impedimento al raggiungimento degli obiettivi (o che sono causa del ridimensionamento degli stessi): impedimenti fisici all'uso delle risorse, conflitti nell'uso delle risorse, impedimenti legali;
- le attività ricreative e sportive legate all'uso del suolo e dei corpi idrici;
- il livello di sviluppo economico-produttivo e situazione occupazionale nell'area del bacino;
- le entrate fiscali, tariffe e servizi pubblici locali.

1.1.3 - Componente territoriale
Comprende:
- la delimitazione territoriale del bacino e dei sottobacini;
- l'utilizzazione attuale del territorio a fini economico-produttivi;
- l'urbanizzazione (distribuzione della popolazione, zone residenziali, infrastrutture);
- l'analisi della situazione territoriale per quanto riguarda controllo delle piene, stabilizzazione dei suoli, drenaggio e attività correlate (aree inondabili, analisi storica degli straripamenti dei corsi d'acqua, deflusso superficiale, erosione dei suoli, erosione costiera, sedimentazione, etc.);
- l'utilizzazione del territorio a fini economici e produttivi, secondo le previsioni dei P.R.G. vigenti;
- la distribuzione delle zone residenziali ed infrastrutture, secondo le previsioni dei P.R.G. vigenti;
- l'analisi della situazione territoriale, come sintesi e risultato della vita e del lavoro dell'uomo.

1.1.4 - Componente ambientale
Le risorse ambientali, al fine della loro analisi e della valutazione degli effetti della pianificazione di bacino, possono essere utilmente raggruppate nelle seguenti categorie:
- qualità (qualità delle acque, qualità di suolo e sottosuolo, qualità dell'aria, qualità paesaggistiche);
- risorse biologiche, geologiche ed ecologiche;
- aree di particolare valore naturale, paesaggistico o peculiari;
- aree ed aggregati di particolare valore archeologico, storico e culturale.

1.2. - Il quadro conoscitivo generale e di settore

Il quadro conoscitivo può essere suddiviso come segue, confrontato anche con le indicazioni contenute nel D.P.R. 7 gennaio 1992.

Quadro conoscitivo degli insediamenti urbanistici esistenti
Quadro conoscitivo degli atti di pianificazione territoriale (regionale, provinciale, comunale e piani paesaggistici)
Quadro conoscitivo della viabilità del territorio e delle infrastrutture
- stradali
- ferroviarie
- portuali
- aeroportuali
- oleodotti, gasdotti, elettrodotti
Quadro conoscitivo dei vincoli esistenti
- idrogeologico
- forestale
- paesaggistico
- archeologico
- militare
- usi civici
- parchi ed aree protette
- altri
Quadro conoscitivo dei beni culturali (centri storici, monumenti isolati, etc.)
Quadro conoscitivo della situazione idrologica
Quadro conoscitivo della situazione idraulica
Quadro conoscitivo della situazione idrogeologica
Quadro conoscitivo della dinamica e dell'erosione costiera
Quadro conoscitivo della dinamica degli alvei fluviali
Quadro conoscitivo della subsidenza
Quadro conoscitivo del dissesto idrogeologico (frane, erosione del suolo, valanghe, etc.)
Quadro conoscitivo sulla quantità della risorsa idrica e sul suo uso (potabile, agricolo, industriale, energetico)
Quadro conoscitivo sulla qualità della risorsa idrica (superficiale e sotterranea) e sul suo uso
Quadro conoscitivo degli acquedotti e dei sistemi di rifornimento idrico (sorgenti, pozzi, potabilizzatori, etc.)
Quadro conoscitivo sulla situazione dei rifiuti (tipo, quantità, etc.) e sulla ubicazione di discariche e di impianti di smaltimento, etc.
Quadro conoscitivo sulla presenza di fognature e depuratori
Quadro conoscitivo delle fonti localizzate e diffuse di potenziale inquinamento delle acque e del suolo
Quadro conoscitivo dei sistemi produttivi (che utilizzano acqua e suolo)
- industria
- agricoltura
- zootecnica
- energia
- trasporti
- turismo
Quadro conoscitivo delle attività estrattive
Quadro conoscitivo della distribuzione della vegetazione
Quadro conoscitivo delle competenze e delle strutture tecniche, giuridiche e amministrative.

Nella predisposizione del piano di bacino secondo le opportunità offerte dalla legge 493/93, ma anche durante la fase gestionale e di aggiornamento, è di estrema utilità distinguere un quadro conoscitivo generale del territorio a scala di sintesi, con dati ed elaborati cartografici di validità generale, alcuni immutabili se non per miglioramento di tecniche di rilevamento (es. idrografia, morfologia, geologia, etc.), altri suscettibili di aggiornamento per il variare delle situazioni presenti sul territorio (insediamenti urbanistici, viabilità del territorio e infrastrutture, atti di pianificazione territoriale, sistemi produttivi, vincoli, etc.) e un quadro conoscitivo per i singoli settori di intervento, realizzato attraverso studi specifici di settore, comprendenti la descrizione del problema e lo stato delle conoscenze, le fonti conoscitive, gli allegati, costituiti da cartografia tematica del settore e gli allegati specifici (diagrammi, tabelle, foto, etc.), oltre a studi per migliorare gli aspetti conoscitivi delle singole tematiche.

1.3 - Strumenti che concorrono alla definizione del quadro conoscitivo

Alla definizione del quadro conoscitivo concorrono i seguenti strumenti attivati dall'Autorità di bacino:

A - Sistema Informativo Territoriale dell'Autorità di Bacino del Serchio (SITAS)
Al fine di acquisire e gestire, in termini di massima efficacia, efficienza ed economicità, le informazioni necessarie alla elaborazione ed attuazione del piano, l'Autorità di bacino ha dato vita ad un Sistema Informativo Territoriale dei Bacini del Serchio (SITAS).
La scelta di un unico sistema informatico per i due bacini è già contenuta nella delibera n.14 del 21/5/1992 del Comitato Istituzionale dell'Autorità di bacino del Serchio, che intravede in tale scelta una concentrazione di risorse con il risultato di maggiore economicità ed efficienza.

La costituzione del SITAS avviene attraverso due fasi principali:
- recupero ed organizzazione dei dati esistenti, necessari per la descrizione e valutazione dei fenomeni naturali (idrografia, orografia, geologia, franosità, consistenza e qualità delle risorse, etc.) e degli interventi dell'uomo (limiti amministrativi, distribuzione della popolazione, delle infrastrutture, delle attività produttive, distribuzione dei beni culturali e storici sul territorio, valutazione del differenziato valore culturale, storico, paesaggistico dello stesso, etc.); costituzione in questo modo di una prima base conoscitiva, di cui va garantito il continuo aggiornamento;
- monitoraggio degli interventi effettuati sul territorio nella fase di attuazione del piano, in collegamento con gli enti operativi, al fine di controllare l'efficacia stessa degli interventi, valutarne i risultati ed acquisire nuovi dati ed informazioni, utili al continuo aggiornamento del piano.

Il SITAS si caratterizza come strumento in grado di assicurare:

- il rispetto dei ruoli e delle competenze istituzionali: attualmente operano sul territorio diversi enti, con specifiche capacità tecniche e competenze (queste ultime almeno in parte sovrapposte), che producono una notevole quantità di informazione. La mancanza di coordinamento fa sì che le stesse vengano sotto utilizzate e utilizzate solo settorialmente. L'Autorità di bacino intende accentuare il proprio ruolo di coordinamento fra le diverse fonti (Regione, altre amministrazioni pubbliche, Servizi tecnici locali), evitando duplicazioni di dati e garantendone la necessaria omogeneità;

- l'efficacia dell'informazione: il livello di informazione necessario per programmare gli interventi alla scala di bacino è relativamente contenuto. Piuttosto che raccogliere una grandissima quantità di informazioni, con quanto ciò comporta in termini di tempi, costi e difficoltà gestionali, si ritiene più utile concentrare l'attenzione sulla selezione di informazioni significative e di alta qualità, puntando, per l' espansione delle proprie banche dati, al di là di quanto strettamente necessario ai propri fini istituzionali, ad integrazioni con altri sistemi informativi;

- l'accesso all'informazione: il sistema informatico sarà accessibile a quanti hanno responsabilità politiche e di pianificazione ai diversi livelli ed a ricercatori e tecnici. Verranno messi a punto idonei strumenti per la diffusione dell'informazione ai cittadini.

B - Sistema conoscitivo articolato per tematiche
In relazione ai settori di intervento individuati dal piano, l'Autorità di bacino ritiene necessario produrre degli strumenti conoscitivi di sintesi (Quaderni) che raccolgono in maniera organizzata e strettamente finalizzata tutte le informazioni e le conoscenze disponibili, al fine di rendere immediatamente utilizzabili nell'attività di pianificazione e programmazione.
Tali strumenti vengono continuamente aggiornati ed integrati, attraverso attività di ricerca affidata prevalentemente a strutture pubbliche, coordinate dalla Segreteria tecnica.

C - Sistema di monitoraggio ambientale
Al fine di garantire il necessario aggiornamento delle conoscenze sistematiche sullo stato del bacino, in riferimento sia alle componenti fisiche che socio-economiche, il sistema di monitoraggio che il piano dovrà progettare e mettere a punto deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
- potenziare e rendere efficienti le reti di monitoraggio esistenti;
- integrare il sistema di monitoraggio esistente al fine di coprire l'arco delle informazioni che sono essenziali alla elaborazione del piano ed alla sua attuazione;
- uniformare criteri, standard e procedure di acquisizione dei dati e fornire caratteristiche tecniche ed operative delle reti di misura (caratteristiche delle strumentazioni, distribuzione dei punti di prelievo, frequenza dei prelievi, metodiche analitiche);
- garantire la trasmissione dei dati in tempo reale, soprattutto in relazione alla necessità di prevedere le situazioni di rischio per le popolazioni e per le infrastrutture;
- garantire il coordinamento unitario dell'intero sistema di monitoraggio ed il flusso ottimale delle informazioni fra i diversi soggetti interessati alla produzione ed utilizzazione delle stesse (Autorità di Bacino, Regioni, Amministrazioni, strutture scientifiche, etc.).

Il sistema di monitoraggio prende in considerazione le seguenti componenti:
- aspetti fisici, con particolare riferimento ai tipi lito-morfologici, che rappresentano l'elemento fisico-ambientale più significativo di controllo della vocazione e della vulnerabilità delle varie parti del territorio. Il mosaico dei tipi rappresenta pertanto il riferimento principale per la conformazione della rete di monitoraggio;
- aspetti territoriali (urbanizzazione, sistemi produttivi ed infrastrutturali);
- aspetti qualitativi delle risorse ambientali;
- aspetti programmatici (piani, programmi e progetti di intervento).

1.4 - Problemi e criticità del bacino

1.4.1 - Partecipazione dei cittadini, degli amministratori, delle categorie economiche, dei servizi pubblici, etc. alla definizione dei problemi e dei bisogni
Nella formazione del piano di bacino e nella sua attuazione è di estrema importanza che i soggetti sociali e le loro organizzazioni o rappresentanze non istituzionali possano esprimersi nelle diverse tematiche e nei settori di competenza, al fine di confrontare gli elementi rilevanti per le scelte di piano e anche le valutazioni di fattibilità delle azioni programmate.

1.4.2 - Identificazione dei problemi e dei bisogni
L'individuazione dei principali problemi del bacino viene condotta attraverso l'analisi dei fattori naturali ed artificiali di degrado ambientale, di impedimento alla corretta utilizzazione del territorio e delle risorse e di rischio per le popolazioni e le infrastrutture del bacino.
In particolare l'attenzione viene posta su:
- aree ad avanzato livello di degrado ambientale e paesaggistico, dovuto allo stato di inquinamento grave delle risorse (acqua, suolo), a situazioni di abbandono o di sfruttamento incontrollato del territorio;
- carenza di risorse disponibili per le diverse utilizzazioni (acqua, suoli, vegetazione, materiali lapidei ed inerti);
- situazioni di rischio idraulico, geologico, sismico ed ambientale (situazioni di degrado geologico e geomorfologico in atto, aree a rischio di inondazione, etc.);
- insufficienze strutturali: mancanza o inadeguatezza dei sistemi di monitoraggio e controllo del territorio e dell'ambiente; non rispondenza delle opere esistenti agli obiettivi del piano;
- insufficienze gestionali, con conseguenti disfunzioni nell'uso delle risorse naturali (carenze delle strutture di gestione, carenze normative, sovrapposizione di competenze, mancanza di informazioni per la popolazione).

Per ognuna delle situazioni considerate vengono individuati i parametri idonei a definire le soglie critiche e valutati i livelli di rischio (probabilità, intensità e frequenza dei fenomeni, grado di pericolosità).

Ogni problema viene delimitato territorialmente, settorialmente e temporalmente, considerando tutte le interazioni settoriali e territoriali prevedibili a qualsiasi scala.
Situazioni di rischio potenziale non sufficientemente valutabili per carenze conoscitive (mancanza di dati, scarsità di conoscenze sui fenomeni e sui meccanismi che li regolano, difficoltà nella individuazione delle variabili di controllo degli stessi fenomeni) e pertanto non immediatamente affrontabili con programmi di intervento del piano, vengono governate attraverso l'adozione di norme di salvaguardia (misure inibitorie e cautelative), commisurate al livello di rischio ed al grado di conoscenza dei fenomeni, come previsto dall'articolo 17 L.183, così come modificato con l'aggiunta del comma 6-ter, dalla L.493/1993.


Settori di intervento

I settori di intervento del piano, con relativi problemi principali, sono stati individuati come segue:

- Rischio idraulico (sua riduzione, stabilità degli alvei e delle pianure fluviali);
- Rischio idrogeologico (sistemazioni idraulico-forestali, stabilità dei versanti e frane a rischio);
- Cave (programmazione delle escavazioni e loro contenimento attraverso il ripristino ambientale);
- Dinamica costiera;
- Subsidenza;
- Aree degradate e alterazioni paesaggistico-ambientali (recupero di aree degradate di pertinenza fluviale, recupero di suoli inquinati, etc.);
- Smaltimento dei rifiuti;
- Quantità e qualità delle acque superficiali (riduzione dell'inquinamento dei corsi d'acqua; protezione della vita acquatica; adeguamento dei sistemi di depurazione);
- Disponibilità e qualità delle risorse idriche sotterranee (falde freatiche e artesiane, pozzi, sorgenti, etc.);
- Utilizzazione delle risorse idriche (corretto uso potabile, industriale, agricolo ed energetico);
- Risorse culturali e paesaggistiche (protezione di aree di rilevante valore storico ed archeologico, creazione di aree protette: parchi, riserve, indicazioni e regole per le aree non protette in modo specifico);

Per ognuno dei settori di intervento vengono individuati obiettivi specifici, da conseguire sia attraverso l'azione di coordinamento istituzionale del piano, articolata su linee di intervento che tengono conto degli aspetti tecnico-gestionale, giuridico-amministrativo ed economico-finanziario e dei diversi livelli di pianificazione (nazionale, di bacino, regionale e provinciale), che attraverso l'adozione dei programmi di intervento del piano stesso.
Come più volte accennato, è possibile individuare settori, o specifici problemi all'interno dei settori, per i quali sussistono situazioni di maggior rilevanza ed urgenza e condizioni di conoscenza, operatività e consenso tali da consentire l'avvio di piani stralcio (figura n. 5).


Programmazione degli interventi

3.1. - Modalità di attuazione del piano: i programmi triennali di intervento

La legge 183 prevede che "i piani di bacino vengano attuati attraverso programmi triennali di intervento, redatti tenendo conto degli indirizzi e delle finalità dei piani medesimi".
I programmi di intervento del Bacino del Serchio sono elaborati sulla base delle priorità individuate all'interno dei settori di intervento che a loro volta costituiscono, in tutto o in parte, i contenuti dei piani stralcio.
I programmi prevedono l'attivazione di strumenti specifici di intervento (v. paragrafo seguente), posti in essere dai diversi soggetti competenti, al fine del raggiungimento degli obiettivi settoriali.
La verifica della coerenza degli strumenti di attuazione con gli obiettivi specifici (settoriali) dei programmi, che si caratterizza come complessa e difficile, data la molteplicità e eterogeneità, anche di collocazione istituzionale, dei diversi soggetti attuatori, assume grande rilievo e richiede rigorose strategie di controllo dell'attuazione dei programmi.

3.2. - Strumenti specifici di intervento

Gli strumenti di intervento, che vengono attivati dal piano ai diversi livelli di programmazione ed attuazione e nei diversi settori, possono essere distinti nelle seguenti categorie:

a - Norme politico-amministrative
- nuove strategie politiche tendenti ad una ridistribuzione delle risorse, tenendo conto del rapporto qualità/uso;
- emanazione di specifiche direttive, misure di salvaguardia, raccomandazioni e normative tecniche, anche anticipando il recepimento di direttive CEE.
b - Nuovi criteri gestionali
- gestione integrata delle risorse per fini multipli, etc.;
- incentivi e disincentivi.
c - Organizzazione e gestione di sistemi di monitoraggio e di controllo
d - Opere
- Invasi, casse di espansione, arginature, sistemazioni idrauliche e forestali, depuratori, etc.
e - Ricerca
- attività di ricerca volte a far fronte a particolari carenze conoscitive. Ai fini della corretta attività di pianificazione non si deve tendere a produrre conoscenze su largo raggio in termini esaustivi, bensì ad attivare strumenti e metodi di trasferimento delle conoscenze esistenti (selezione e sintesi delle conoscenze, omogeneità nella organizzazione dei dati e delle informazioni) e ad incentivare solo la produzione di quelle specifiche conoscenze indispensabili per operare le scelte di piano.
f - Educazione e informazione del pubblico
- strumenti e metodi di coinvolgimento del pubblico, di acquisizione del consenso (attraverso azioni di informazione e partecipazione alle decisioni);
- modalità per l'utilizzazione dei diversi canali di informazione.

3.3. - Pianificazione finanziaria

3.3.1. - Criteri di reperimento delle risorse finanziarie
Il concetto di programmazione unica fra Stato e Regioni, da realizzare nell'Autorità di Bacino una volta individuati i problemi strutturali relativi alla difesa del suolo e alla qualità delle acque e i conseguenti bisogni, pone la necessità di fare affluire a questa programmazione tutte le leggi finanziatorie, dalle disponibilità delle leggi 183/89 (art.31, art.30) - 253/90 (art.9) alle altre leggi di spesa (legge 305/89, art.8, leggi regionali, finanziamenti vari di provenienza UE), all'attivazione di accordi di programma che coinvolgano Stato, Regioni, Enti locali, fino all'attivazione di altre fonti di finanziamento pubbliche e private o di interventi di natura fiscale (figura n. 6).


Controllo dell'attuazione di piano

4.1. - Benefici attesi

Nella individuazione e valutazione dei benefici previsti dall'attuazione del piano si deve fare riferimento alle finalità, così come sono state individuate. Si tratta di finalità di natura economico - sociale ed ambientale cui si associano una serie di benefici, riconducibili alle seguenti tre categorie generali:
- Contribuire allo sviluppo dell'economia nazionale (maggiori beni e servizi prodotti e maggiore efficienza economica), attraverso una più razionale gestione e fruizione del patrimonio idrico ed una più efficace difesa del territorio.
- Promuovere il miglioramento della qualità ambientale (suolo, risorse idriche ed altre risorse collegate) attraverso azioni di potere, corretta gestione, conservazione, progettazione ed attuazione di interventi di trasformazione territoriale, condizionati innanzitutto dalla necessità di garantire l'integrità dello stesso territorio.
- Promuovere lo sviluppo locale (area del bacino) a livello economico, occupazionale, culturale - educativo, ricreazionale e garantire la sicurezza, la salute ed il benessere della popolazione, attraverso una corretta gestione delle risorse ambientali del bacino.

4.2. - Criteri e modalità di controllo e verifica dell'attuazione del piano e del conseguimento degli obiettivi

Il controllo dell'attuazione del piano farà riferimento all'intero arco delle finalità e dei benefici previsti, così come individuati nel paragrafo precedente.
Le modalità di controllo dovranno basarsi su indicatori in grado di tenere conto sia dell'estensione spaziale e temporale delle implicazioni del piano, che della necessità di una verifica complessiva di tali implicazioni, tenendo conto dell'approccio globale al territorio che il piano si propone.
Nello stesso tempo verranno individuate modalità di controllo delle singole azioni previste dai programmi di attuazione, in riferimento ad effetti più circoscritti e rilevabili in tempi più stretti, anche al fine di rivedere la programmazione stessa ed orientare al meglio l'impiego delle risorse.
In entrambi i casi assumeranno un ruolo fondamentale i programmi di monitoraggio ambientale previsti, che dovranno essere correlati ai risultati attesi dall'attuazione del piano, in termini di qualità ambientale e di effetti economici sul tessuto produttivo sociale.
Particolare attenzione verrà posta al monitoraggio della spesa, al fine di migliorare la programmazione economica e la stessa capacità di spesa degli Enti preposti all'attuazione del piano.

4.3. - Diffusione delle conoscenze e informazione

Il piano dovrà trarre il massimo dei benefici, sia in termini di conoscenza ed efficacia, che di capacità di coinvolgimento di tutte le parti economiche e sociali interessate e di costruzione del consenso, da una ampia ed orientata diffusione delle informazioni e trasferimento delle conoscenze.
Una speciale struttura operativa dell'Autorità di Bacino sarà preposta alle azioni di informazione e trasferimento, attivando tutta una serie di canali di diffusione che si renderanno necessari: mass-media, pubblicazioni autonome dell'Autorità di Bacino, udienze pubbliche, partecipazione alla programmazione ed attuazione di iniziative educative e di formazione professionale promosse a livello regionale e locale, accesso alle basi di dati, rapporti formali ed informali con le Amministrazioni e gli Enti.


Sintesi riassuntiva dell'articolazione funzionale del piano di bacino

L'articolazione funzionale del piano di bacino è rappresentata nel documento generale e riassunta nelle seguenti parti (figura n. 3, figura n. 5)

PARTE PRIMA - La struttura del piano
I.1 - Le finalità e gli obiettivi generali del piano
I.2 - Lo schema, le modalità di elaborazione e le caratteristiche del piano

PARTE SECONDA - Inquadramento generale delle attività
II.1 - Il quadro conoscitivo generale del territorio e delle relative problematiche dal punto di vista fisico, idraulico, ambientale e socio-economico
II.2 - Linee generali di intervento. Vincoli, alternative di sviluppo, fattibilità.
II.3 - Gli strumenti che concorrono alla definizione del quadro conoscitivo
II.3.1 - SITAS (Sistema Informatico Territoriale del Serchio)
II.3.2 - Sistema di monitoraggi ambientali
II.3.3 - Sistema conoscitivo articolato per tematiche (Quaderni)

PARTE TERZA - Piani stralcio relativi all'assetto idrogeologico e alla qualità delle acque:

AREA ASSETTO IDROGEOLOGICO
III.01 - Rischio idraulico;
III.02 - Sistemazioni idraulico - forestali;
III.03 - Stabilità dei versanti e frane;
III.04 - Compatibilità attività estrattiva;
III.05 - Dinamica costiera e erosione del litorale;
III.06 - Subsidenza;

AREA TUTELA DELLA QUALITÀ DELLE ACQUE
III.08 - Qualità delle acque;
III.09 - Bilancio delle risorse idriche (disponibilità per quali delle risorse idriche superficiali e sotterranee, ambiti ottimali e approvvigionamento idrico);
III.10 - Smaltimento rifiuti.
Altri settori di intervento connessi ai piani stralcio:

AREA RISORSE CULTURALI E PAESAGGISTICO AMBIENTALI (settori di intervento connessi ai piani stralcio)
- Protezione aree di rilevante valore storico e archeologico;
- Aree protette (parchi, riserve e regole per le aree non protette);
- Recupero di aree degradate di pertinenza fluviale;
- Ripristino ambientale delle escavazioni;
- Recupero dei suoli inquinati.

Per ogni singolo piano stralcio è previsto:

III.0.1 - Il quadro conoscitivo di settore
III.0.1.1 - Gli studi specifici di settore di 1^ fase
* Descrizione del problema e stato delle conoscenze
* Fonti conoscitive: elenco, disponibilità (interne ed esterne all'Autorità di Bacino)
* Cartografia tematica di settore e allegati specifici
III.0.1.2 - Gli studi per migliorare l'aspetto conoscitivo
III.0.2 - Il quadro di riferimento legislativo
III.0.3 - I problemi e i punti critici
III.0.4 - Gli strumenti e i programmi attuativi
III.0.4.1 - Norme politico-amministrative (normative, misure di salvaguardia, direttive, raccomandazioni)
III.0.4.2 - Criteri gestionali
III.0.4.3 - Monitoraggi
III.0.4.4 - Interventi (opere, incentivi e disincentivi)
III.0.5 - Le risorse.

PARTE QUARTA - La verifica e il controllo dell'attuazione dei piani stralcio e del piano di bacino

  • Autorità di Bacino pilota del fiume Serchio
  • Via Vittorio Veneto, 1 - 55100 Lucca (LU)
  • Telefono: 0583.462241 0583.952355
  • C.F.: 93014950500 - PEC: bacinoserchio@postacert.toscana.it